Devo dire che è difficile che Edward Norton canni un'interpretazione, almeno a mia memoria.mark-bluray ha scritto: martedì 20 maggio 2025, 7:48 "A Complete Unknown".
Un ottimo Timothee Chalamet veste i panni del leggendario Bob Dylan in un buon biopic basato sulla biografia Dylan Goes Electric! di Elijah Wald, il film ripercorre la svolta elettrica nella carriera di Bob.
Tanta buona musica, bene la regia di Mangold che dirige un cast di primissimo ordine,bravi tutti con una menzione speciale per un grande Edward Norton.
Che film avete visto ieri?
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Re: Che film avete visto ieri?
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Re: Che film avete visto ieri?
"A working man".
Sufficiente e violento action-thriller prodotto tra gli altri da Sylvester Stallone costruito appositamente sulle solide spalle del granitico specialista Jason Statham; per appassionati del genere.
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Re: Che film avete visto ieri?
Sufficienza stiracchiata per "Mission Impossible-The Final Reckoning", l'ultimo capitolo della saga fortunata e adrenalinica di "Mission Impossible" purtroppo è anche quello meno riuscito.
Ottimi come sempre sia gli effetti speciali che le mirabolanti acrobazie di Cruise/Hunt ma il film è eccessivamente lungo la sceneggiatura troppo farraginosa e a tratti si fatica non poco a mantenere vivo l'interesse.
Ottimi come sempre sia gli effetti speciali che le mirabolanti acrobazie di Cruise/Hunt ma il film è eccessivamente lungo la sceneggiatura troppo farraginosa e a tratti si fatica non poco a mantenere vivo l'interesse.
Re: Che film avete visto ieri?
"Mission Impossible-The Final Reckoning" (2025 - Christopher McQuarrie)
Finalmente è finita.
Ma sarà vero?
Arrivata all'ottavo capitolo, la fortunata serie dell'inossidabile Tom mostrava la corda già da un paio di puntate.
A mio avviso il picco è stato raggiunto tra il quarto ed il sesto capitolo della saga, dove era stato trovato un positivo equilibrio tra avventura, azione, trama, stunt sorprendenti ed ironia.
Ma il troppo stroppia, e l'incommensurabile ego di Cruise, trasferito in toto nel suo infallibile protagonista Ethan Hunt, che ha caratterizzato l'intera saga, negli ultimi episodi aveva superato il livello di guardia.
Il capitolo finale (sia parte uno che parte due) è risultato appesantito da troppe pastoie, fardelli, sotto-trame e sotto-motivazioni, risultando alla fine un pasticciaccio estenuante, esagerato e quasi esasperante.
Al cinema, mi chiedevo "ma quando finisce"?
In particolare quest'ultimo capitolo è appesantito da troppi "spiegoni" arzigogolati per arrivare a dama, con la pretesa di creare un filo rosso che unisse tutti gli episodi precedenti.
E le mirabolanti scene d'azione sono poche ( alla fine due: una subacquea ed una aerea) e troppo lunghe, tropo insistite.
Sempre in my honest opinion, anche le scelte sui personaggi comprimari sono state infelici: il cattivo Gabriel inutilmente mefistofelico, che se la ride mentre Hunt distrugge tutti i suoi piani e si accontenta di (cercare di) uccidere il suo nemico.
E poi rimane l'inspiegabile giubilazione nella prima parte dell'ultimo capitolo del personaggio di Ilsa Faust, sacrificata sull'altare del protagonismo assoluto di Tom (ammettiamolo: Rebecca Ferguson con il suo charm rubava un po' la scena a Cruise), sostituita dalla bellissima ma scipita Hayley Atwell, il cui personaggio, sospeso in un romanticismo non esplicito con Ethan, fa le cose che poteva fare benissimo ed in modo più credibile Ilsa Faust.
Comunque, tirando le somme:
sufficienza molto stiracchiata per l'ultimo capitolo della saga di Mission Impossible, sperando che sia stato veramente l'ultimo.
Tom Cruise, matto come un cavallo e ancora in gran forma, ha comunque un'età in cui potrebbe dedicarsi a personaggi più maturi, ci faccia vedere che sa essere attore anche in situazioni drammatiche e senza enfasi.
Chiedo eh, mica pretendo che mi ascolti.
Finalmente è finita.
Ma sarà vero?
Arrivata all'ottavo capitolo, la fortunata serie dell'inossidabile Tom mostrava la corda già da un paio di puntate.
A mio avviso il picco è stato raggiunto tra il quarto ed il sesto capitolo della saga, dove era stato trovato un positivo equilibrio tra avventura, azione, trama, stunt sorprendenti ed ironia.
Ma il troppo stroppia, e l'incommensurabile ego di Cruise, trasferito in toto nel suo infallibile protagonista Ethan Hunt, che ha caratterizzato l'intera saga, negli ultimi episodi aveva superato il livello di guardia.
Il capitolo finale (sia parte uno che parte due) è risultato appesantito da troppe pastoie, fardelli, sotto-trame e sotto-motivazioni, risultando alla fine un pasticciaccio estenuante, esagerato e quasi esasperante.
Al cinema, mi chiedevo "ma quando finisce"?
In particolare quest'ultimo capitolo è appesantito da troppi "spiegoni" arzigogolati per arrivare a dama, con la pretesa di creare un filo rosso che unisse tutti gli episodi precedenti.
E le mirabolanti scene d'azione sono poche ( alla fine due: una subacquea ed una aerea) e troppo lunghe, tropo insistite.
Sempre in my honest opinion, anche le scelte sui personaggi comprimari sono state infelici: il cattivo Gabriel inutilmente mefistofelico, che se la ride mentre Hunt distrugge tutti i suoi piani e si accontenta di (cercare di) uccidere il suo nemico.
E poi rimane l'inspiegabile giubilazione nella prima parte dell'ultimo capitolo del personaggio di Ilsa Faust, sacrificata sull'altare del protagonismo assoluto di Tom (ammettiamolo: Rebecca Ferguson con il suo charm rubava un po' la scena a Cruise), sostituita dalla bellissima ma scipita Hayley Atwell, il cui personaggio, sospeso in un romanticismo non esplicito con Ethan, fa le cose che poteva fare benissimo ed in modo più credibile Ilsa Faust.
Comunque, tirando le somme:
sufficienza molto stiracchiata per l'ultimo capitolo della saga di Mission Impossible, sperando che sia stato veramente l'ultimo.
Tom Cruise, matto come un cavallo e ancora in gran forma, ha comunque un'età in cui potrebbe dedicarsi a personaggi più maturi, ci faccia vedere che sa essere attore anche in situazioni drammatiche e senza enfasi.
Chiedo eh, mica pretendo che mi ascolti.
Ultima modifica di Zioruggi il martedì 29 luglio 2025, 11:36, modificato 3 volte in totale.
Re: Che film avete visto ieri?
Mi accorgo che il mio commento su Mission Impossible è speculare a quello precedente di mark-bluray.
Questo mi conforta: due indizi fanno una prova?
Questo mi conforta: due indizi fanno una prova?
Re: Che film avete visto ieri?
Direi proprio di si, quando una saga è tirata troppo a lungo succede l'inevitabile!
Figurati che io ho visto solo il primo!
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Re: Che film avete visto ieri?
Venuto a conoscenza del prossimo futuro sequel incuriosito ho visto per la prima volta "Balle spaziali", Mel Brooks dirige e recita una delle sue parodie più riuscite e divertenti.
Bill Pullman,il compianto John Candy,lo stesso Brooks e Rick Moranis alias Lord casco sono uno spasso unico.
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Re: Che film avete visto ieri?
"Nella tana dei lupi 2 -Pantera".
Meno solido e con meno colpi di scena rispetto al precedente primo film ma comunque discreto.
Meno solido e con meno colpi di scena rispetto al precedente primo film ma comunque discreto.
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Re: Che film avete visto ieri?
Sufficiente "Captain America-Brave New World", più o meno siamo sullo stesso livello dei film della Marvel di questi ultimissimi anni e abbastanza lontani qualitativamente parlando di quelli di qualche anno fà che convincevano la critica e facevano sfracelli al botteghino.
Re: Che film avete visto ieri?
Hai ragione mark-bluray, una volta me li vedevo tutti (da ragazzino ero un lettore di fumetti dei supereroi), ma ora siamo allo sfinimento, basta!mark-bluray ha scritto: mercoledì 2 luglio 2025, 6:49 Sufficiente "Captain America-Brave New World", più o meno siamo sullo stesso livello dei film della Marvel di questi ultimissimi anni e abbastanza lontani qualitativamente parlando di quelli di qualche anno fà che convincevano la critica e facevano sfracelli al botteghino.
Re: Che film avete visto ieri?
La ragazza dall'orecchino di perla (Peter Webber, 2004)
Mi è capitato tra le mani il romanzo di Tracy Chevalier da cui è stato tratto il film del 2004 con Colin Firth e Scarlett Johansson.
Buon romanzo, tutto declinato al femminile, dove i personaggi maschili sono più che altro di contorno o di contraltare, e lo stesso pittore Vermeer ha una funziona di supporto più che di protagonista, mentre la protagonista vera è la ragazza.
Finito il libro, mi sono rivisto il film, che ho in dvd, con il principale scopo di verificare come il romanzo sia stato trasposto per il cinema.
E devo dire che è una buona trasposizione, fedele al romanzo (per quanto possibile, con le limitazioni di tempo e di linguaggio che il cinema impone) sia nella trama (con le dovute scorciatoie ed ellissi), sia nelle atmosfere e nelle tensioni dei personaggi.
Di contro, il film dà più importanza alla figura del pittore rispetto al libro, mentre riduce un po' non tanto lo spazio quanto il carattere della ragazza, che nel libro è più decisa, più emancipata, mentre nel film viene resa dalla ventenne Johansson con qualche sospiro di troppo e più remissività rispetto a quanto le accade.
Colin FIrth ha il difficile ruolo di rendere le pulsioni dell'artista per lo più tramite i silenzi e gli sguardi, e ci riesce abbastanza, anche se la parrucca con i lunghi capelli lo rende un po' ridicolo.
Comunque buon film, buona trasposizione che, con una durata giusta (circa 100 minuti) dice tutto quello che deve dire.
Mi è capitato tra le mani il romanzo di Tracy Chevalier da cui è stato tratto il film del 2004 con Colin Firth e Scarlett Johansson.
Buon romanzo, tutto declinato al femminile, dove i personaggi maschili sono più che altro di contorno o di contraltare, e lo stesso pittore Vermeer ha una funziona di supporto più che di protagonista, mentre la protagonista vera è la ragazza.
Finito il libro, mi sono rivisto il film, che ho in dvd, con il principale scopo di verificare come il romanzo sia stato trasposto per il cinema.
E devo dire che è una buona trasposizione, fedele al romanzo (per quanto possibile, con le limitazioni di tempo e di linguaggio che il cinema impone) sia nella trama (con le dovute scorciatoie ed ellissi), sia nelle atmosfere e nelle tensioni dei personaggi.
Di contro, il film dà più importanza alla figura del pittore rispetto al libro, mentre riduce un po' non tanto lo spazio quanto il carattere della ragazza, che nel libro è più decisa, più emancipata, mentre nel film viene resa dalla ventenne Johansson con qualche sospiro di troppo e più remissività rispetto a quanto le accade.
Colin FIrth ha il difficile ruolo di rendere le pulsioni dell'artista per lo più tramite i silenzi e gli sguardi, e ci riesce abbastanza, anche se la parrucca con i lunghi capelli lo rende un po' ridicolo.
Comunque buon film, buona trasposizione che, con una durata giusta (circa 100 minuti) dice tutto quello che deve dire.
Re: Che film avete visto ieri?
Cielo Giallo (William A. Wellman, 1948)
Ogni tanto mi viene voglia di rivedere un film, pescando dalla numerosa videoteca che ho accumulato negli anni.
Ieri è toccato a questo western degli anni '40 di WIlliam Wellman, un regista tra i più validi della Hollywood classica, non celebrato come un Ford o un Hawks, ma di pari livello, ed in grado di spaziare tra i generi.
Nel 1948 ha tirato fuori un western atipico, teso, conciso, ben girato e con un bianco e nero dai grandi contrasti, quasi espressionista nei chiaroscuri di alcune scene, e con una rappresentazione dei caratteri netta, quasi brutale, da cui ha tirato fuori delle interpretazioni solide, tra le migliori dei due protagonisti: Un Gregory Peck che nella sua carriera a volte è risultato troppo "ingessato", mentre qui sa dare tono e carattere al cupo fuorilegge e alla sua presa di coscienza e redenzione, ed una Ann Baxter, dalla carriera non indimenticabile (diciamo "sostituibile" come cita Vieri Razzini nel commento finale al dvd della collana "Il Piacere del cinema" che ho a casa), ma che qui buca lo schermo e porta per mano il film, fino ad un Richard Widmark un po' defilato ma a suo perfetto agio nei panni del cinico e senza scrupoli antagonista.
Un ottimo western, girato con i tempi giusti e che non cede mai la tensione.
Ogni tanto mi viene voglia di rivedere un film, pescando dalla numerosa videoteca che ho accumulato negli anni.
Ieri è toccato a questo western degli anni '40 di WIlliam Wellman, un regista tra i più validi della Hollywood classica, non celebrato come un Ford o un Hawks, ma di pari livello, ed in grado di spaziare tra i generi.
Nel 1948 ha tirato fuori un western atipico, teso, conciso, ben girato e con un bianco e nero dai grandi contrasti, quasi espressionista nei chiaroscuri di alcune scene, e con una rappresentazione dei caratteri netta, quasi brutale, da cui ha tirato fuori delle interpretazioni solide, tra le migliori dei due protagonisti: Un Gregory Peck che nella sua carriera a volte è risultato troppo "ingessato", mentre qui sa dare tono e carattere al cupo fuorilegge e alla sua presa di coscienza e redenzione, ed una Ann Baxter, dalla carriera non indimenticabile (diciamo "sostituibile" come cita Vieri Razzini nel commento finale al dvd della collana "Il Piacere del cinema" che ho a casa), ma che qui buca lo schermo e porta per mano il film, fino ad un Richard Widmark un po' defilato ma a suo perfetto agio nei panni del cinico e senza scrupoli antagonista.
Un ottimo western, girato con i tempi giusti e che non cede mai la tensione.
Re: Che film avete visto ieri?
Kraven (J.C. Chandor, 2024)
Ennesimo film della Marvel uscito nel 2024, è passato sotto un imbarazzante silenzio.
E un motivo ci sarà.
Presente ora sulla piattaforma Prime, è pessimo.
Sconclusionato, mal scritto, mal diretto.
La tanto sbandierata sospensione dell'incredulità qui viene messa a dura prova.
L'attore protagonista, tale Aaron Taylor-Johnson, cerca di replicare le facce ed il modus del Wolverine di Hugh Jackman, risultandone una sbiadita fotocopia.
Penso proprio che il tempo dei supereroi, dei supercattivi e derivati sia scaduto.
Ma purtroppo continuano ad uscirne a raffica. Ora nelle sale ci sono di nuovo i Fantastici Quattro, e l'ennesimo Superman.
In attesa dell'ennesimo Batman, l'ennesimo Uomo Ragno, il prossimo Iron Man e via dicendo.
Ma anche basta.
Ennesimo film della Marvel uscito nel 2024, è passato sotto un imbarazzante silenzio.
E un motivo ci sarà.
Presente ora sulla piattaforma Prime, è pessimo.
Sconclusionato, mal scritto, mal diretto.
La tanto sbandierata sospensione dell'incredulità qui viene messa a dura prova.
L'attore protagonista, tale Aaron Taylor-Johnson, cerca di replicare le facce ed il modus del Wolverine di Hugh Jackman, risultandone una sbiadita fotocopia.
Penso proprio che il tempo dei supereroi, dei supercattivi e derivati sia scaduto.
Ma purtroppo continuano ad uscirne a raffica. Ora nelle sale ci sono di nuovo i Fantastici Quattro, e l'ennesimo Superman.
In attesa dell'ennesimo Batman, l'ennesimo Uomo Ragno, il prossimo Iron Man e via dicendo.
Ma anche basta.
Re: Che film avete visto ieri?
La città proibita (Gabriele Mainetti, 2025)
Dal regista del curioso e riuscito "Lo chiamavano Jeeg Robot" ti aspetti qualcosa di particolare.
E lui ci ha provato: dopo aver sciorinato una versione di film di supereroi "de noantri", dove il mix a basso budget di idee, romanità, buone performance attoriali e originalità funzionava, ora Mainetti, che sembra voglia percorrere in qualche modo i film di genere facendone una versione italica e personale, pesca nell'universo dei Kung-fu movies e tira fuori un film che mescola le coreografie del kung fu con combattimenti, con la dramedy di situazione italico-romana.
E' un percorso di tarantiniana memoria: ripercorrere il genere dei b-movies con un mood personalizzato e attualizzato.
Ma Mainetti non è Tarantino, ahimè. E se anche le scene di combattimento sono curate, e reggono il confronto con altri film del genere già visti non solo in oriente ma tanto nel cinema americano, se la fotografia è curata, e se alcuni attori "bucano", come Giallini, che rifà il suo personaggio di romanaccio disilluso ma in versione "cattivo", e la sconosciuta Yaxi Liu, che, in un'intervista a Mainetti, ho sentito essere una controfigura cinese che lui ha pescato nella terra d'origine, che non parla una parola nè di italiano nè di inglese, ma è funzionale al ruolo, atletica, di bella presenza e anche espressiva. Se la trama musicale è interessante, farcita di canzoni italiane d'epoca, da Mina a Patty Pravo, dove il film fa acqua da tutte le parti è la sceneggiatura, slegata, poco centrata, dove le cose accadono in modo non credibile (anche cinematograficamente parlando), dove i cambi di atteggiamento dei personaggi (specie della protagonista) sono incoerenti. E ne soffrono i personaggi.
Alla fine della fiera, un'operazione non troppo riuscita, buoni spunti, buona qualità produttiva, buona anche la regia, pessimo lo script. Peccato.
Spero solo che Mainetti, che le qualità le ha, non si fossilizzi nel replicare un cinema che scimmiotta e personalizza altro cinema, che è un po' il principale difetto di Tarantino, regista talentuoso che ha molto sprecato il suo talento nel divertirsi col metacinema (che, per carità, gli ha dato successo planetario), piuttosto che trasferire la sua personale cifra stilistica in un cinema originale.
Dal regista del curioso e riuscito "Lo chiamavano Jeeg Robot" ti aspetti qualcosa di particolare.
E lui ci ha provato: dopo aver sciorinato una versione di film di supereroi "de noantri", dove il mix a basso budget di idee, romanità, buone performance attoriali e originalità funzionava, ora Mainetti, che sembra voglia percorrere in qualche modo i film di genere facendone una versione italica e personale, pesca nell'universo dei Kung-fu movies e tira fuori un film che mescola le coreografie del kung fu con combattimenti, con la dramedy di situazione italico-romana.
E' un percorso di tarantiniana memoria: ripercorrere il genere dei b-movies con un mood personalizzato e attualizzato.
Ma Mainetti non è Tarantino, ahimè. E se anche le scene di combattimento sono curate, e reggono il confronto con altri film del genere già visti non solo in oriente ma tanto nel cinema americano, se la fotografia è curata, e se alcuni attori "bucano", come Giallini, che rifà il suo personaggio di romanaccio disilluso ma in versione "cattivo", e la sconosciuta Yaxi Liu, che, in un'intervista a Mainetti, ho sentito essere una controfigura cinese che lui ha pescato nella terra d'origine, che non parla una parola nè di italiano nè di inglese, ma è funzionale al ruolo, atletica, di bella presenza e anche espressiva. Se la trama musicale è interessante, farcita di canzoni italiane d'epoca, da Mina a Patty Pravo, dove il film fa acqua da tutte le parti è la sceneggiatura, slegata, poco centrata, dove le cose accadono in modo non credibile (anche cinematograficamente parlando), dove i cambi di atteggiamento dei personaggi (specie della protagonista) sono incoerenti. E ne soffrono i personaggi.
Alla fine della fiera, un'operazione non troppo riuscita, buoni spunti, buona qualità produttiva, buona anche la regia, pessimo lo script. Peccato.
Spero solo che Mainetti, che le qualità le ha, non si fossilizzi nel replicare un cinema che scimmiotta e personalizza altro cinema, che è un po' il principale difetto di Tarantino, regista talentuoso che ha molto sprecato il suo talento nel divertirsi col metacinema (che, per carità, gli ha dato successo planetario), piuttosto che trasferire la sua personale cifra stilistica in un cinema originale.
Ultima modifica di Zioruggi il martedì 5 agosto 2025, 10:59, modificato 1 volta in totale.
Re: Che film avete visto ieri?
Conclave (Edward Berger, 2024)
Ho recuperato in un’arena estiva questo film della stagione scorsa, di cui si è parlato ma che conoscevo poco nei presupposti.
E’ una sorta di “thriller clericale” che, con un sapiente crescendo di tensione emotiva e narrativa, descrive, attraverso una vicenda con toni da film giallo, le vicende, le lotte intestine, le idiosincrasie, le ipocrisie, le crisi di coscienza ed i giochi di potere dell’apparato clericale cattolico, in occasione di un ipotetico conclave per l’elezione di un nuovo Papa ambientato ai giorni nostri. E’ un film complesso, oltre che nella costruzione narrativa (molto parlato, ma teso e appassionante nello sviluppo della vicenda), anche nella esposizione dei temi, anche scottanti.
Con un occhio forse allo stile narrativo-(anti)clericale sdoganato da Dan Brown nei sue due primi romanzi (più Angeli e Demoni che Il Codice da Vinci), oltre che il Glenn Cooper de l’Ultimo Conclave, da cui Edward Berger riprende la critica esplicita anticlericale (ma non anti-cattolica) alle ipocrisie della curia romana, bisogna però dire che, rispetto a questi, ritaglia dei personaggi meno di cartone, più complessi e tridimensionali, cercando (ed in parte trovando) un equilibrio che nei due citati autori letterari manca tra la vicenda, i temi ed i personaggi.
Come esplicitamente dichiarato dal protagonista, il decano britannico Thomas Laurence, magnificamente interpretato da Ralph Fiennes, che ben ne rappresenta i tormenti ma anche la cocciuta volontà di “arrivare in fondo” e fare la cosa giusta (qualunque sia): i dubbi di fede che lo tormentano non sono verso Dio, ma verso la Chiesa, intesa come architettura politica. Ed alla fine, il nodo della questione filmica, oltre la trama thriller, si dipana nella contrapposizione tra innovazione e tradizione, tra progressismo e ultra-conservatorismo presente nella curia, e che domina le dinamiche interne (condite di arrivismo, ipocrisia, segreti scottanti, mancanza di scrupoli).
La risma dei cardinali presenti al conclave è descritta in modo impietoso, sembra quasi un gruppo di liceali in gita, interessati quasi più a fumare ed ai loro cellulari che alla missione cui sono chiamati. E le ambizioni individuali, che solo per alcuni sono mascherate, vengono esplicitate in modo forte, a tratti violento: c’è da chiedersi quanto l’esagerazione filmica, paradigmatica, sia discosta dalla realtà delle cose (siamo reduci da un recente conclave: veramente tra le mura della Sistina funziona così?)
Con un finale non troppo a sorpresa nella scelta del Papa eletto (nel corso della storia si intuiva bene che si sarebbe arrivati lì), ma in un “coup de théâtre” finale inatteso (e un po’ “esagerato)”.
Ho trovato un po’ troppo calcato lo schematismo delle posizioni politiche, rappresentate in particolare dai due cardinali italiani su posizioni opposte: il progressista, interpretato da Stanley Tucci con la giusta misura, e l’ultra conservatore, affidato ad un Castellitto un po’ troppo sopra le righe a disegnare un becero che somiglia più a certi politici italiani dell’attuale scenario (uno in particolare) che ad un alto prelato.
Nel complesso un film buono, interessante, ben girato e anche ben sceneggiato, con un’ottima fotografia, un film molto parlato ma in grado di tenerti incollato alla sedia senza annoiare, con il limite, come detto, di uno schematismo troppo manicheo, una contrapposizione, forse volutamente esagerata di tipi e di situazioni, in cui gli unici “uomini di Dio” sembrano essere quelli tormentati dai maggiori dubbi di coscienza.
Edward Berger, già Oscar per il crudo Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, si conferma regista emergente (anche se non giovanissimo) di prospettiva, interessato a raccontare attraverso generi differenti, (e con alto budget) le meschinità della natura umana. Vedremo cosa ci racconterà nel prossimo.
Ho recuperato in un’arena estiva questo film della stagione scorsa, di cui si è parlato ma che conoscevo poco nei presupposti.
E’ una sorta di “thriller clericale” che, con un sapiente crescendo di tensione emotiva e narrativa, descrive, attraverso una vicenda con toni da film giallo, le vicende, le lotte intestine, le idiosincrasie, le ipocrisie, le crisi di coscienza ed i giochi di potere dell’apparato clericale cattolico, in occasione di un ipotetico conclave per l’elezione di un nuovo Papa ambientato ai giorni nostri. E’ un film complesso, oltre che nella costruzione narrativa (molto parlato, ma teso e appassionante nello sviluppo della vicenda), anche nella esposizione dei temi, anche scottanti.
Con un occhio forse allo stile narrativo-(anti)clericale sdoganato da Dan Brown nei sue due primi romanzi (più Angeli e Demoni che Il Codice da Vinci), oltre che il Glenn Cooper de l’Ultimo Conclave, da cui Edward Berger riprende la critica esplicita anticlericale (ma non anti-cattolica) alle ipocrisie della curia romana, bisogna però dire che, rispetto a questi, ritaglia dei personaggi meno di cartone, più complessi e tridimensionali, cercando (ed in parte trovando) un equilibrio che nei due citati autori letterari manca tra la vicenda, i temi ed i personaggi.
Come esplicitamente dichiarato dal protagonista, il decano britannico Thomas Laurence, magnificamente interpretato da Ralph Fiennes, che ben ne rappresenta i tormenti ma anche la cocciuta volontà di “arrivare in fondo” e fare la cosa giusta (qualunque sia): i dubbi di fede che lo tormentano non sono verso Dio, ma verso la Chiesa, intesa come architettura politica. Ed alla fine, il nodo della questione filmica, oltre la trama thriller, si dipana nella contrapposizione tra innovazione e tradizione, tra progressismo e ultra-conservatorismo presente nella curia, e che domina le dinamiche interne (condite di arrivismo, ipocrisia, segreti scottanti, mancanza di scrupoli).
La risma dei cardinali presenti al conclave è descritta in modo impietoso, sembra quasi un gruppo di liceali in gita, interessati quasi più a fumare ed ai loro cellulari che alla missione cui sono chiamati. E le ambizioni individuali, che solo per alcuni sono mascherate, vengono esplicitate in modo forte, a tratti violento: c’è da chiedersi quanto l’esagerazione filmica, paradigmatica, sia discosta dalla realtà delle cose (siamo reduci da un recente conclave: veramente tra le mura della Sistina funziona così?)
Con un finale non troppo a sorpresa nella scelta del Papa eletto (nel corso della storia si intuiva bene che si sarebbe arrivati lì), ma in un “coup de théâtre” finale inatteso (e un po’ “esagerato)”.
Ho trovato un po’ troppo calcato lo schematismo delle posizioni politiche, rappresentate in particolare dai due cardinali italiani su posizioni opposte: il progressista, interpretato da Stanley Tucci con la giusta misura, e l’ultra conservatore, affidato ad un Castellitto un po’ troppo sopra le righe a disegnare un becero che somiglia più a certi politici italiani dell’attuale scenario (uno in particolare) che ad un alto prelato.
Nel complesso un film buono, interessante, ben girato e anche ben sceneggiato, con un’ottima fotografia, un film molto parlato ma in grado di tenerti incollato alla sedia senza annoiare, con il limite, come detto, di uno schematismo troppo manicheo, una contrapposizione, forse volutamente esagerata di tipi e di situazioni, in cui gli unici “uomini di Dio” sembrano essere quelli tormentati dai maggiori dubbi di coscienza.
Edward Berger, già Oscar per il crudo Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, si conferma regista emergente (anche se non giovanissimo) di prospettiva, interessato a raccontare attraverso generi differenti, (e con alto budget) le meschinità della natura umana. Vedremo cosa ci racconterà nel prossimo.
Ultima modifica di Zioruggi il mercoledì 3 settembre 2025, 9:13, modificato 1 volta in totale.
Re: Che film avete visto ieri?
Black bag – Doppio Gioco (2025, Steve Soderbergh)
Bello questo “Spy-drama” d’autore, non d’azione ma da camera, un “Kammerspiele” che usa la fitta e tesa trama di spionaggio per raccontare delle storie di coppia, non certo coppe ordinarie, ma attraverso fitti dialoghi e battute al fulmicotone, e pochi colpi di scena, nasconde dietro una trama da spy-story la voglia di descrivere certe perverse dialettiche di coppia, insomma, quasi un incontro tra la spia che venne dal freddo, la guerra dei Roses e storie di un matrimonio.
Il tutto con lo stile ibrido di Steve Soderbergh, uno di quei registi che sa gestire la commistione tra film d’autore e film commerciale.
Al centro della storia una “leggendaria” e matura coppia di spie dell’M16 britannico (sì, quello di 007), ed un intreccio spionistico internazionale in cui il protagonista (un anodino Michael Fassbender) deve scoprire chi è il colpevole, ovvero il traditore che vende pericolosi piani segreti all’estero. Ha una lista di cinque possibili “candidati”, tra cui la moglie, tutti operatori dell’M16 con incarichi diversi, e prova a giocare le carte e provocare reazioni in una cena a casa sua dove, oltre alla moglie, invita gli altri quattro, che sono due coppie tra loro legate da legami più o meno sentimentali, più o meno complessi.
Le tre coppie rappresentano tra diversi “tipi” tra loro omogenei: la coppia dei protagonisti (la moglie è una ancora bellissima Kate Blanchett), freddi, esperti, cerebrali nel loro rapporto. La seconda coppia sono due agenti, di cui lui più maturo ( e lavorativamente frustrato) e lei più giovane e sentimentalmente irrequieta, entrambi istintivi, grossolani nei modi, e che rappresentano l’istinto brutale, la coppia costruita sull’attrazione degli opposti. Ed infine la terza coppia, quella degli arrivisti, dei calcolatori: un giovane e spregiudicato agente in carriera, ed una psicologa del Servizio, uniti inconsapevolmente da un rapporto di reciproco interesse.
Il centro del film è nel “primo atto”, durante la cena, dove ne succedono delle belle, con una sceneggiatura basata sui dialoghi taglienti, sulle reazioni, sui pesi e i contrappesi trai personaggi.
La storia poi si dipana con il classico stile da Spy story, dove nulla è quello che sembra e la verità è in un gioco di ribaltamenti, e viene svelata alla fine dopo diverse false piste.
Un film intrigante, costruito ad orologeria, e con alcune situazioni e battute fulminanti.
Difetti? E’ un film freddo, anodino, in cui si “vede” la costruzione, il pensiero che c’è dietro.
Così anche i dialoghi; per quanto efficaci e taglienti come rasoi, risultano però artificiali, si sente il processo di scrittura dietro. Così come i personaggi, molto delineati, molto pensati e scritti.
Questo è il limite, cioè la percezione del “gusto” di fare cinema che risiede dietro il processo di scrittura e costruzione del film. Ed è qualcosa che forse è voluto: lo si capisce dall’incipit, che è un lungo piano sequenza iniziale che “pedina” il protagonista mentre si reca ad incontrare il suo capo in un locale. Devo dire che siamo in una terra di mezzo tra la mera “esibizione” di tecnica (per citarne una: il lunghissimo e megalomane piano sequenza di Joe Wright in Espiazione nella scena di Dunkerque, che personalmente trovo disturbante), e l’uso della tecnica in modo funzionale al film (Hitchcock docet).
E come se Soderbergh ci dicesse: guardate, io amo fare cinema, e sono bravo.
Soderbergh è comunque un maestro, che sa maneggiare la macchina cinema in modo esemplare, e alla fine ha costruito un ottimo film, ben pensato, ben diretto, con personaggi che lasciano il segno.
Insomma, con i suoi difetti, un film di quelli che restituisce il gusto di andare al cinema, nell’epoca dei blockbusrer, degli horror e delle commedie di costume.
Bello questo “Spy-drama” d’autore, non d’azione ma da camera, un “Kammerspiele” che usa la fitta e tesa trama di spionaggio per raccontare delle storie di coppia, non certo coppe ordinarie, ma attraverso fitti dialoghi e battute al fulmicotone, e pochi colpi di scena, nasconde dietro una trama da spy-story la voglia di descrivere certe perverse dialettiche di coppia, insomma, quasi un incontro tra la spia che venne dal freddo, la guerra dei Roses e storie di un matrimonio.
Il tutto con lo stile ibrido di Steve Soderbergh, uno di quei registi che sa gestire la commistione tra film d’autore e film commerciale.
Al centro della storia una “leggendaria” e matura coppia di spie dell’M16 britannico (sì, quello di 007), ed un intreccio spionistico internazionale in cui il protagonista (un anodino Michael Fassbender) deve scoprire chi è il colpevole, ovvero il traditore che vende pericolosi piani segreti all’estero. Ha una lista di cinque possibili “candidati”, tra cui la moglie, tutti operatori dell’M16 con incarichi diversi, e prova a giocare le carte e provocare reazioni in una cena a casa sua dove, oltre alla moglie, invita gli altri quattro, che sono due coppie tra loro legate da legami più o meno sentimentali, più o meno complessi.
Le tre coppie rappresentano tra diversi “tipi” tra loro omogenei: la coppia dei protagonisti (la moglie è una ancora bellissima Kate Blanchett), freddi, esperti, cerebrali nel loro rapporto. La seconda coppia sono due agenti, di cui lui più maturo ( e lavorativamente frustrato) e lei più giovane e sentimentalmente irrequieta, entrambi istintivi, grossolani nei modi, e che rappresentano l’istinto brutale, la coppia costruita sull’attrazione degli opposti. Ed infine la terza coppia, quella degli arrivisti, dei calcolatori: un giovane e spregiudicato agente in carriera, ed una psicologa del Servizio, uniti inconsapevolmente da un rapporto di reciproco interesse.
Il centro del film è nel “primo atto”, durante la cena, dove ne succedono delle belle, con una sceneggiatura basata sui dialoghi taglienti, sulle reazioni, sui pesi e i contrappesi trai personaggi.
La storia poi si dipana con il classico stile da Spy story, dove nulla è quello che sembra e la verità è in un gioco di ribaltamenti, e viene svelata alla fine dopo diverse false piste.
Un film intrigante, costruito ad orologeria, e con alcune situazioni e battute fulminanti.
Difetti? E’ un film freddo, anodino, in cui si “vede” la costruzione, il pensiero che c’è dietro.
Così anche i dialoghi; per quanto efficaci e taglienti come rasoi, risultano però artificiali, si sente il processo di scrittura dietro. Così come i personaggi, molto delineati, molto pensati e scritti.
Questo è il limite, cioè la percezione del “gusto” di fare cinema che risiede dietro il processo di scrittura e costruzione del film. Ed è qualcosa che forse è voluto: lo si capisce dall’incipit, che è un lungo piano sequenza iniziale che “pedina” il protagonista mentre si reca ad incontrare il suo capo in un locale. Devo dire che siamo in una terra di mezzo tra la mera “esibizione” di tecnica (per citarne una: il lunghissimo e megalomane piano sequenza di Joe Wright in Espiazione nella scena di Dunkerque, che personalmente trovo disturbante), e l’uso della tecnica in modo funzionale al film (Hitchcock docet).
E come se Soderbergh ci dicesse: guardate, io amo fare cinema, e sono bravo.
Soderbergh è comunque un maestro, che sa maneggiare la macchina cinema in modo esemplare, e alla fine ha costruito un ottimo film, ben pensato, ben diretto, con personaggi che lasciano il segno.
Insomma, con i suoi difetti, un film di quelli che restituisce il gusto di andare al cinema, nell’epoca dei blockbusrer, degli horror e delle commedie di costume.
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Re: Che film avete visto ieri?
"Operazione vendetta".
Come da titolo sembrerebbe la solita pellicola sulla vendetta invece è più sofisticata e meno scontata per quanto riguarda questo genere di film, complice un cast di tutto rispetto e una regia robusta per un riuscito mix tra azione e cyber-thriller.
Come da titolo sembrerebbe la solita pellicola sulla vendetta invece è più sofisticata e meno scontata per quanto riguarda questo genere di film, complice un cast di tutto rispetto e una regia robusta per un riuscito mix tra azione e cyber-thriller.
Re: Che film avete visto ieri?
Orgoglio e pregiudizio (Joe Wright, 2005)
Sono passati già 20 anni da quando è uscito questo adattamento di Joe Wright dal romanzo di Jane Austin. Ho deciso di rivederlo dopo vari anni, per motivi miei.
Intanto due parole sul regista: Joe Wright, regista britannico qui alla sua opera prima cinematografica (dopo una fortunata produzione storica della BBC su Carlo II d’Inghilterra), dimostra subito, ancora giovanissimo, di avere un bel piglio, di saper lavorare sugli attori, di avere una spiccata sensibilità cinematografica, anche se a mio gusto un po’ contaminata da un empito romantico/drammatico spinto (basta vedere la sua successiva produzione cinematografica: dopo Orgoglio e Pregiudizio, l’ambizioso Espiazione dal romanzo di McEwen, e niente popò di meno che Anna Karienina da Tolstoj).
Quindi, a mio avviso, pregi: sapiente gestione della macchina/cinema, per lo più orientata alla trasposizione di grandi romanzi in costume o comunque storici (scelta coraggiosa), ottima tecnica, sapiente uso delle luci. Difetti: pompa un po’ troppo sul sentimento in forma drammatica, enfatizza, e lo fa anche a livello tecnico, con un uso “esibito” del piano sequenza ardito (vedere Espiazione per credere, o qui la scena iniziale), e con utilizzo forse eccessivo dei grandi panorami brumosi color pastello.
Insomma, un regista che “pompa”.
Passiamo al film: trasposizione in apparenza piuttosto fedele al romanzo, se pur nelle necessarie limitazioni dello strumento cinematografico, sia a livello di trama, che di “spirito generale “ dell’opera.
Sicuramente ci mette del suo (insieme alla sceneggiatrice Deborah Moggach), plasmando e a volte enfatizzando i personaggi, che assumono talora toni caricaturali (come il “reverendo” Mr Collins, reso in modo macchiettistico e meno “rispettabile” rispetto ai tratti dipinti da Austen nel romanzo), o il Bingley, che qui diventa una versione giuggiolona e imbranata del personaggio cordiale e inesperto del romanzo.
Bellissima secondo me la versione della protagonista, Lizzie, qui resa splendidamente da una ventenne Keira Knightley, che, musa del regista che l’ha utilizzata nei suoi film più significativi, con lui ha espresso il meglio della sua carriera. Un po’ “miscasting”, non troppo convincente il tormentato Darcy di Mathew MacFadyen, più misantorpo e disadattato che austero.
Il cast è di tutto rispetto: oltre ai due citati protagonisti, annovera nomi noti come un Donald Sutherland che dipinge una figura tra il trasognato e lo scoglionato del padre di famiglia, una giovanissima Carey Mullighan in un ruolo minore (una delle sorelle), ed una “acida” Kelly Reilly, nel difficile compito di interpretare l’odiosa sorella di Bengley per lo più con le espressioni e gli ammiccamenti, e con poche battute taglienti. E Tom Holland sopra le righe (ma bravissimo) nel già commentato ruolo del reverendo Collins.
Nel complesso mi è piaciuto molto rivedere il film, più di quando lo vidi al cinema. Guardato senza pensare al libro, ma come opera a sé stante, ed accettata l’enfasi di alcune scene (vedi la prima dichiarazione di Darcy sotto la pioggia, invero molto efficace dal punto di vista drammaturgico), sospendendo a volte l’incredulità per alcune situazioni inverosimili (tipo Darcy che imbocca in casa altrui senza bussare…), è un bel film, che costruisce dei personaggi ben delineati e che appassionano, e che ti prende, senza cedimento. Senza dimenticare che il tutto è retto dalla magnifica trama e dagli splendidi personaggi creati da Jane Austin, nonchè dalla sua innata capacità di scrittura, e dal lavoro di cesello sulla parola con cui ha creato dei dialoghi talmente perfetti e ben scritti che possono essere portati in sceneggiatura con un semplice copia-incolla.
Come trasposizione del romanzo, è più “centrata” rispetto alla versione del 1940, produzione Hollywoodiana impreziosita da un Laurence Olivier perfetto come Darcy ma troppo “americana”, e meno fedele rispetto alla produzione televisiva inglese del 1995 (con un ottimo Colin Firth come Darcy), dove i tempi televisivi hanno consentito di rimanere aderenti alle svolte drammaturgiche della storia scritta dalla Austin.
Una riflessione su Joe Wright: vista la sua predilezione per l’ambientazione ottocentesca e la drammatizzazione dell’empito romantico, come se la caverebbe con il più “drammaticamente romantico” dei romanzi in costume, il Cime Tempestose di Emily Bronte dove le passioni, la vendetta, i drammi familiari sono spinti al massimo grado fino a renderlo gotico? Sembrerebbe il suo terreno di caccia.
Sono passati già 20 anni da quando è uscito questo adattamento di Joe Wright dal romanzo di Jane Austin. Ho deciso di rivederlo dopo vari anni, per motivi miei.
Intanto due parole sul regista: Joe Wright, regista britannico qui alla sua opera prima cinematografica (dopo una fortunata produzione storica della BBC su Carlo II d’Inghilterra), dimostra subito, ancora giovanissimo, di avere un bel piglio, di saper lavorare sugli attori, di avere una spiccata sensibilità cinematografica, anche se a mio gusto un po’ contaminata da un empito romantico/drammatico spinto (basta vedere la sua successiva produzione cinematografica: dopo Orgoglio e Pregiudizio, l’ambizioso Espiazione dal romanzo di McEwen, e niente popò di meno che Anna Karienina da Tolstoj).
Quindi, a mio avviso, pregi: sapiente gestione della macchina/cinema, per lo più orientata alla trasposizione di grandi romanzi in costume o comunque storici (scelta coraggiosa), ottima tecnica, sapiente uso delle luci. Difetti: pompa un po’ troppo sul sentimento in forma drammatica, enfatizza, e lo fa anche a livello tecnico, con un uso “esibito” del piano sequenza ardito (vedere Espiazione per credere, o qui la scena iniziale), e con utilizzo forse eccessivo dei grandi panorami brumosi color pastello.
Insomma, un regista che “pompa”.
Passiamo al film: trasposizione in apparenza piuttosto fedele al romanzo, se pur nelle necessarie limitazioni dello strumento cinematografico, sia a livello di trama, che di “spirito generale “ dell’opera.
Sicuramente ci mette del suo (insieme alla sceneggiatrice Deborah Moggach), plasmando e a volte enfatizzando i personaggi, che assumono talora toni caricaturali (come il “reverendo” Mr Collins, reso in modo macchiettistico e meno “rispettabile” rispetto ai tratti dipinti da Austen nel romanzo), o il Bingley, che qui diventa una versione giuggiolona e imbranata del personaggio cordiale e inesperto del romanzo.
Bellissima secondo me la versione della protagonista, Lizzie, qui resa splendidamente da una ventenne Keira Knightley, che, musa del regista che l’ha utilizzata nei suoi film più significativi, con lui ha espresso il meglio della sua carriera. Un po’ “miscasting”, non troppo convincente il tormentato Darcy di Mathew MacFadyen, più misantorpo e disadattato che austero.
Il cast è di tutto rispetto: oltre ai due citati protagonisti, annovera nomi noti come un Donald Sutherland che dipinge una figura tra il trasognato e lo scoglionato del padre di famiglia, una giovanissima Carey Mullighan in un ruolo minore (una delle sorelle), ed una “acida” Kelly Reilly, nel difficile compito di interpretare l’odiosa sorella di Bengley per lo più con le espressioni e gli ammiccamenti, e con poche battute taglienti. E Tom Holland sopra le righe (ma bravissimo) nel già commentato ruolo del reverendo Collins.
Nel complesso mi è piaciuto molto rivedere il film, più di quando lo vidi al cinema. Guardato senza pensare al libro, ma come opera a sé stante, ed accettata l’enfasi di alcune scene (vedi la prima dichiarazione di Darcy sotto la pioggia, invero molto efficace dal punto di vista drammaturgico), sospendendo a volte l’incredulità per alcune situazioni inverosimili (tipo Darcy che imbocca in casa altrui senza bussare…), è un bel film, che costruisce dei personaggi ben delineati e che appassionano, e che ti prende, senza cedimento. Senza dimenticare che il tutto è retto dalla magnifica trama e dagli splendidi personaggi creati da Jane Austin, nonchè dalla sua innata capacità di scrittura, e dal lavoro di cesello sulla parola con cui ha creato dei dialoghi talmente perfetti e ben scritti che possono essere portati in sceneggiatura con un semplice copia-incolla.
Come trasposizione del romanzo, è più “centrata” rispetto alla versione del 1940, produzione Hollywoodiana impreziosita da un Laurence Olivier perfetto come Darcy ma troppo “americana”, e meno fedele rispetto alla produzione televisiva inglese del 1995 (con un ottimo Colin Firth come Darcy), dove i tempi televisivi hanno consentito di rimanere aderenti alle svolte drammaturgiche della storia scritta dalla Austin.
Una riflessione su Joe Wright: vista la sua predilezione per l’ambientazione ottocentesca e la drammatizzazione dell’empito romantico, come se la caverebbe con il più “drammaticamente romantico” dei romanzi in costume, il Cime Tempestose di Emily Bronte dove le passioni, la vendetta, i drammi familiari sono spinti al massimo grado fino a renderlo gotico? Sembrerebbe il suo terreno di caccia.
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Re: Che film avete visto ieri?
"Un tipo imprevedibile 2".
Si sorride quà e là anche se questo sequel è inferiore rispetto al divertente primo film del 1996.
Voto:6-.
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Re: Che film avete visto ieri?
"Back in action".
Jamie Foxx e Cameron Diaz interpretano una super coppia di spie cool in un frenetico e godibile action-movie.
Jamie Foxx e Cameron Diaz interpretano una super coppia di spie cool in un frenetico e godibile action-movie.
Re: Che film avete visto ieri?
Mamma Mia! (2008, Phyllida Lloyd)
Sempre divertente da rivedere questa commedia corale che, ispirata dai testi e condita dalle musiche degli Abba, ricantate dal cast, porta in scena con contagiosa allegria e coreografie spensierate una storia familiare non convenzionale. E la negazione del conformismo è forse il tema principale che percorre il film, inno alla libertà di pensiero e azione, oltre all'amore e ai ricordi.
Il cast è azzeccato e affiatato, i colori del Mediterraneo sono la giusta cornice alle vicende.
Maryl Streep è scatenata e veramente "tuttofare", il centro di gravità del film e della vicenda, anche se si lascia un po' troppo andare, con un "overacting" (specie nel cantare "The Winner Takes It All"), mentre un fascinoso Pierce Brosnam mostra molto impaccio nelle parti cantate.
Tra i personaggi di contorno vincono di una lunghezza le due amiche "babbione" di Maryl Streep, spiritosamente interpretate da Christine Baransky e
Julie Walters, mentre Colin Firth , e non è la prima volta in carriera, interpreta un personaggio con risvolto "omo".
Alla fine, quasi due ore di spensieratezza, allegria e divertimento.
Molto inferiore il sequel del 2018 (Mamma Mia, ci risiamo), che dieci anni dopo cerca di replicare lo stesso spunto, le stesse atmosfere, senza riuscire a rilanciare il discorso ma solo ripetendo situazioni. Evitabile.
Sempre divertente da rivedere questa commedia corale che, ispirata dai testi e condita dalle musiche degli Abba, ricantate dal cast, porta in scena con contagiosa allegria e coreografie spensierate una storia familiare non convenzionale. E la negazione del conformismo è forse il tema principale che percorre il film, inno alla libertà di pensiero e azione, oltre all'amore e ai ricordi.
Il cast è azzeccato e affiatato, i colori del Mediterraneo sono la giusta cornice alle vicende.
Maryl Streep è scatenata e veramente "tuttofare", il centro di gravità del film e della vicenda, anche se si lascia un po' troppo andare, con un "overacting" (specie nel cantare "The Winner Takes It All"), mentre un fascinoso Pierce Brosnam mostra molto impaccio nelle parti cantate.
Tra i personaggi di contorno vincono di una lunghezza le due amiche "babbione" di Maryl Streep, spiritosamente interpretate da Christine Baransky e
Julie Walters, mentre Colin Firth , e non è la prima volta in carriera, interpreta un personaggio con risvolto "omo".
Alla fine, quasi due ore di spensieratezza, allegria e divertimento.
Molto inferiore il sequel del 2018 (Mamma Mia, ci risiamo), che dieci anni dopo cerca di replicare lo stesso spunto, le stesse atmosfere, senza riuscire a rilanciare il discorso ma solo ripetendo situazioni. Evitabile.
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Re: Che film avete visto ieri?
"Spenser Confidential".
Godibile action-drama del 2020 diretto da Peter Berg e con Mark Walbergh nei panni di un ex poliziotto finito in carcere per aver malmenato un suo superiore, uscito dovrà riscattarsi facendo giustizia sgominando una banda di poliziotti corrotti.
Godibile action-drama del 2020 diretto da Peter Berg e con Mark Walbergh nei panni di un ex poliziotto finito in carcere per aver malmenato un suo superiore, uscito dovrà riscattarsi facendo giustizia sgominando una banda di poliziotti corrotti.
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Re: Che film avete visto ieri?
"Havoc".
Tom Hardy è il protagonista di un action-thriller sparatutto violento e sanguinolento targato Netflix, meglio la seconda parte della prima ma comunque il film non riesce a raggiungere la sufficienza.
Tom Hardy è il protagonista di un action-thriller sparatutto violento e sanguinolento targato Netflix, meglio la seconda parte della prima ma comunque il film non riesce a raggiungere la sufficienza.
Re: Che film avete visto ieri?
Grazie dell'avvertimento: mi risparmio la visione!mark-bluray ha scritto: giovedì 4 settembre 2025, 7:27 "Havoc".
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Re: Che film avete visto ieri?
Meglio.Zioruggi ha scritto: giovedì 4 settembre 2025, 9:36Grazie dell'avvertimento: mi risparmio la visione!mark-bluray ha scritto: giovedì 4 settembre 2025, 7:27 "Havoc".
Tom Hardy è il protagonista di un action-thriller sparatutto violento e sanguinolento targato Netflix, meglio la seconda parte della prima ma comunque il film non riesce a raggiungere la sufficienza.
