Che film avete visto ieri?
Moderatori: darkglobe, nocciolo, sandman, Invisible
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
"Masters of the Universe".
Tratto dalle celebre action figure degli anni 80 della Mattel, godibile e simpatico questo action-fantasy fracassone con buoni effetti speciali e ironico al punto giusto.
Tratto dalle celebre action figure degli anni 80 della Mattel, godibile e simpatico questo action-fantasy fracassone con buoni effetti speciali e ironico al punto giusto.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
Mi aspettavo qualcosa di meglio da "Spiderman Brand New Day".
Convincente la prima parte, meno la seconda, il film è un pochino troppo lungo.
Inferiore rispetto a "Far From Home" (il più divertente) e "No Way Home" (qualitativamente il migliore della saga con Tom Holland); Punisher e Hulk non vengono valorizzati appieno, ma anche l'antagonista di questo film non si può annoverare tra gli avversari dell'uomo ragno più memorabili e anche la colonna sonora uno dei punti di forza dei film precedenti e completamente anonima.
Convincente la prima parte, meno la seconda, il film è un pochino troppo lungo.
Inferiore rispetto a "Far From Home" (il più divertente) e "No Way Home" (qualitativamente il migliore della saga con Tom Holland); Punisher e Hulk non vengono valorizzati appieno, ma anche l'antagonista di questo film non si può annoverare tra gli avversari dell'uomo ragno più memorabili e anche la colonna sonora uno dei punti di forza dei film precedenti e completamente anonima.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
"Official Secrets - Segreto di stato".
Basato su una storia vera è un adattamento cinematografico del libro The Spy Who Tried to Stop a War di Marcia e Thomas Mitchell, narra la vicenda del processo a Katharine Gun, la whistleblower britannica che denunciò le pressioni illecite di Regno Unito e Stati Uniti per autorizzare la guerra in Iraq.
Intenso e interessante questo film uscito nel 2019, protagonista la sempre splendida Keira Knightley attorniata da un eccellente cast di bravi attori britannici.
Basato su una storia vera è un adattamento cinematografico del libro The Spy Who Tried to Stop a War di Marcia e Thomas Mitchell, narra la vicenda del processo a Katharine Gun, la whistleblower britannica che denunciò le pressioni illecite di Regno Unito e Stati Uniti per autorizzare la guerra in Iraq.
Intenso e interessante questo film uscito nel 2019, protagonista la sempre splendida Keira Knightley attorniata da un eccellente cast di bravi attori britannici.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
"One Mile: Chapter One".
Un ex agente delle forze speciali tenta di recuperare il rapporto con la figlia adolescente durante un viaggio, ma finisce braccato da una pericolosa setta
Sufficiente la prima parte di questo action-thriller piuttosto violento.
Un ex agente delle forze speciali tenta di recuperare il rapporto con la figlia adolescente durante un viaggio, ma finisce braccato da una pericolosa setta
Sufficiente la prima parte di questo action-thriller piuttosto violento.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
"One Mile: Chapter Two".
Dopo i traumatici eventi sull'isola, l'ex soldato Danny e la figlia Alex sono tornati alla civiltà.
Mentre il papà cerca di costruirsi un futuro professionale, Alex trascorre le sue giornate al college, dove una notte viene rapita.
Dixon è sopravvissuto all'assalto del soldato e giura vendetta.
Seconda parte più debole rispetto alla prima in parte rovinata da un finale poco soddisfacente.
Dopo i traumatici eventi sull'isola, l'ex soldato Danny e la figlia Alex sono tornati alla civiltà.
Mentre il papà cerca di costruirsi un futuro professionale, Alex trascorre le sue giornate al college, dove una notte viene rapita.
Dixon è sopravvissuto all'assalto del soldato e giura vendetta.
Seconda parte più debole rispetto alla prima in parte rovinata da un finale poco soddisfacente.
Re: Che film avete visto ieri?
Odissea (Christopher Nolan, 2026)
Un film che non lascia indifferenti, ma che , da quanto leggo, ha generato giudizi molto differenti.
L'ho visto l'altro giorno, e sono uscito dalla sala con una contrapposizione di emozioni, di impressioni e di valutazioni.
Sicuramente non sono uscito "entusiasta", ma come spesso accade con Nolan e con il suo cinema, è un tipo di film che va masticato, digerito, su cui riflettere, e che magari, come è il mio caso, ha guadagnato punti il giorno dopo, dopo molte riflessioni e valutazioni e dopo averlo ampiamente commentato con mia moglie.
Alcune valutazioni e riflessioni in ordine sparso:
prima cosa: non è un film d'avventura pura (come poteva essere quello degli anni '50 con Kirk Douglas): la vicenda mitologica contenuta nel poema omerico è piuttosto un pretesto per proporre la propria visione di alcuni aspetti del personaggio e della vicenda, su cui Nolan ha puntato. Insomma, è "l'Odissea di Nolan", non semplicemente "L'Odissea". E aggiungerei, per fortuna: Nolan non è certo il regista adatto per proporre un blockbuster spettacolare con lo scopo di cogliere l'entusiasmo del pubblico: non è Michasel Bay, ecco, e non è Wolfgang Petersen ed il suo Troy di 20 anni fa, carrozzone spettacolare per appassionare gli amanti del gigantismo cinematografico.
Ma sto divagando, cerco di sintetizzare:
- E' un film di grande profilo tecnico, senza abuso di computer grafic e di IA, ma è piuttosto una rappresentazione "sporca", livida, realistica (per quanto possibile) ma molto spettacolare: ottime scene, grandi scenari, bellissima realizzazione di Itaca, di tr*ia, dei viaggi in nave. Il tutto però espresso in modo "disturbante", più che spettacolare, con una grande cupezza di fondo. Perchè? Perchè l'Ulisse di Nolan non è l'uomo ironico, cinico, disincantato, furbo come una volpe e curioso come un gatto, non è l'emblema della curiosità scientifica, della ricerca della soluzione, dell'espediente per risolvere i problemi senza alcuno scrupolo, come ho sempre visto l'Ulisse che ho studiato (non ho mai letto l'Odissea come Poema, ma l'ho respirato fin dalle scuole medie, quando ai miei tempi si studiava l'epica, l'ho vissuto neri vecchi film e nello sceneggiato della RAI che ricordo come fosse oggi). No, l'Ulisse di Nolan è un uomo soverchiato dalle responsabilità (verso la sua famiglia, sua moglie, la sua terra, i suoli uomini che cerca di riportare a casa, il suo re Agamennone) e sopraffatto dai sensi di colpa per le atrocità di 10 anni di guerra e per essere stato il responsabile della sua conclusione e del massacro con cui si è chiusa, tramite l'inganno, anzi, una serie di inganni: senso di colpa che lo schiaccia e che caratterizza tutto il suo viaggio di ritorno, che è un viaggio di espiazione dalla colpa, e tutte le molteplici disavventure sono "la tragedia greca" con cui espia e paga il fio delle sue colpe.
Senza parlare di tutta la complessa situazione di Penelope, e della sua resistenza ai Proci, che rappresenta il contraltare di questo: l'attaccamento ai valori, alla terra, alle radici, dove Ulisse deve tornare per chiudere il cerchio, e da cui deve ripartire perchè il suo destino non è a Itaca: è ancora un destino di espiazione dalla colpa. E qui mi fermo per non spoilerare troppo. Insomma, i temi sono tanti e importanti: è un film antibellico, contro l'abbrutimento dell'uomo, è un film sulla possibilità di redenzione, ma a caro prezzo. E' un film sul confine tra quello che siamo, e quello che ci capita: l'influenza degli Dei - il destino - , che in tutti i modi Ulisse cerca di combattere ma a cui soccombe.
Il cast funziona: Damon è bravissimo (ma purtroppo, per quanto bravo, non è Ulisse: è Damon che fa Ulisse), la Hathaway è credibile, la Morton di Circe è spettacolare (altro tema spinoso toccato da Nolan: la condizione della donna, lo stupro), Robert Pattinson è un perfetto Antinoo, mentre l'immancabile coppia Holland - Zendaya son idonei allo scopo. Mi è piaciuto molto il Menelao di John Bernthal, che è un po' come me lo sono sempre figurato, un rozzo "picchiatore".
Non mi piace la scelta dei colori lividi che caratterizzano il film, soluzione sempre più spesso usata per sottolineare le atmosfere "cupe" ma che io non sopporto. Rilevo l'ormai obbligatoria necessità hollywoodiana del "melting pot", dell'inclusività, per la quale tra i marinai greci ci sono neri e orientali, e per la quale, in modo sconcertante, Elena è donna di colore, mentre lo scontato omaggio alla comunità LGBT è dato dall'utilizzo di Elliot (ex Ellen) Page in un ruolo minore. Mi sembra che ci sia quasi, da alcuni anni, una specie di "patto segreto" di Hollywood verso il politicamente corretto.
Sulla Elena nera faccio però una riflessione: ce la siamo sempre ritrovata bionda con gli occhi azzurri (vedi la Diane Kruger di Troy), e l'abbiamo sempre data per scontata così. Ma era una greca: presumibilmente doveva essere una bellezza mediterranea, scura di occhi, di capelli, di carnagione. Quindi forse più vicina ad una donna di colore che ad un tipo nordico. Quindi alla fine, va bene così.
Concludendo: film bello, interessante, spettacolare (ma disturbante), che però va digerito, va ripensato (e magari rivisto). E' l'ennesimo omaggio a cinema, ed a sè stesso, di quel grande costruttore di cinema che è Christopher Nolan. E complimenti a chi è riuscito a leggere fino a qui.
Un film che non lascia indifferenti, ma che , da quanto leggo, ha generato giudizi molto differenti.
L'ho visto l'altro giorno, e sono uscito dalla sala con una contrapposizione di emozioni, di impressioni e di valutazioni.
Sicuramente non sono uscito "entusiasta", ma come spesso accade con Nolan e con il suo cinema, è un tipo di film che va masticato, digerito, su cui riflettere, e che magari, come è il mio caso, ha guadagnato punti il giorno dopo, dopo molte riflessioni e valutazioni e dopo averlo ampiamente commentato con mia moglie.
Alcune valutazioni e riflessioni in ordine sparso:
prima cosa: non è un film d'avventura pura (come poteva essere quello degli anni '50 con Kirk Douglas): la vicenda mitologica contenuta nel poema omerico è piuttosto un pretesto per proporre la propria visione di alcuni aspetti del personaggio e della vicenda, su cui Nolan ha puntato. Insomma, è "l'Odissea di Nolan", non semplicemente "L'Odissea". E aggiungerei, per fortuna: Nolan non è certo il regista adatto per proporre un blockbuster spettacolare con lo scopo di cogliere l'entusiasmo del pubblico: non è Michasel Bay, ecco, e non è Wolfgang Petersen ed il suo Troy di 20 anni fa, carrozzone spettacolare per appassionare gli amanti del gigantismo cinematografico.
Ma sto divagando, cerco di sintetizzare:
- E' un film di grande profilo tecnico, senza abuso di computer grafic e di IA, ma è piuttosto una rappresentazione "sporca", livida, realistica (per quanto possibile) ma molto spettacolare: ottime scene, grandi scenari, bellissima realizzazione di Itaca, di tr*ia, dei viaggi in nave. Il tutto però espresso in modo "disturbante", più che spettacolare, con una grande cupezza di fondo. Perchè? Perchè l'Ulisse di Nolan non è l'uomo ironico, cinico, disincantato, furbo come una volpe e curioso come un gatto, non è l'emblema della curiosità scientifica, della ricerca della soluzione, dell'espediente per risolvere i problemi senza alcuno scrupolo, come ho sempre visto l'Ulisse che ho studiato (non ho mai letto l'Odissea come Poema, ma l'ho respirato fin dalle scuole medie, quando ai miei tempi si studiava l'epica, l'ho vissuto neri vecchi film e nello sceneggiato della RAI che ricordo come fosse oggi). No, l'Ulisse di Nolan è un uomo soverchiato dalle responsabilità (verso la sua famiglia, sua moglie, la sua terra, i suoli uomini che cerca di riportare a casa, il suo re Agamennone) e sopraffatto dai sensi di colpa per le atrocità di 10 anni di guerra e per essere stato il responsabile della sua conclusione e del massacro con cui si è chiusa, tramite l'inganno, anzi, una serie di inganni: senso di colpa che lo schiaccia e che caratterizza tutto il suo viaggio di ritorno, che è un viaggio di espiazione dalla colpa, e tutte le molteplici disavventure sono "la tragedia greca" con cui espia e paga il fio delle sue colpe.
Senza parlare di tutta la complessa situazione di Penelope, e della sua resistenza ai Proci, che rappresenta il contraltare di questo: l'attaccamento ai valori, alla terra, alle radici, dove Ulisse deve tornare per chiudere il cerchio, e da cui deve ripartire perchè il suo destino non è a Itaca: è ancora un destino di espiazione dalla colpa. E qui mi fermo per non spoilerare troppo. Insomma, i temi sono tanti e importanti: è un film antibellico, contro l'abbrutimento dell'uomo, è un film sulla possibilità di redenzione, ma a caro prezzo. E' un film sul confine tra quello che siamo, e quello che ci capita: l'influenza degli Dei - il destino - , che in tutti i modi Ulisse cerca di combattere ma a cui soccombe.
Il cast funziona: Damon è bravissimo (ma purtroppo, per quanto bravo, non è Ulisse: è Damon che fa Ulisse), la Hathaway è credibile, la Morton di Circe è spettacolare (altro tema spinoso toccato da Nolan: la condizione della donna, lo stupro), Robert Pattinson è un perfetto Antinoo, mentre l'immancabile coppia Holland - Zendaya son idonei allo scopo. Mi è piaciuto molto il Menelao di John Bernthal, che è un po' come me lo sono sempre figurato, un rozzo "picchiatore".
Non mi piace la scelta dei colori lividi che caratterizzano il film, soluzione sempre più spesso usata per sottolineare le atmosfere "cupe" ma che io non sopporto. Rilevo l'ormai obbligatoria necessità hollywoodiana del "melting pot", dell'inclusività, per la quale tra i marinai greci ci sono neri e orientali, e per la quale, in modo sconcertante, Elena è donna di colore, mentre lo scontato omaggio alla comunità LGBT è dato dall'utilizzo di Elliot (ex Ellen) Page in un ruolo minore. Mi sembra che ci sia quasi, da alcuni anni, una specie di "patto segreto" di Hollywood verso il politicamente corretto.
Sulla Elena nera faccio però una riflessione: ce la siamo sempre ritrovata bionda con gli occhi azzurri (vedi la Diane Kruger di Troy), e l'abbiamo sempre data per scontata così. Ma era una greca: presumibilmente doveva essere una bellezza mediterranea, scura di occhi, di capelli, di carnagione. Quindi forse più vicina ad una donna di colore che ad un tipo nordico. Quindi alla fine, va bene così.
Concludendo: film bello, interessante, spettacolare (ma disturbante), che però va digerito, va ripensato (e magari rivisto). E' l'ennesimo omaggio a cinema, ed a sè stesso, di quel grande costruttore di cinema che è Christopher Nolan. E complimenti a chi è riuscito a leggere fino a qui.
Re: Che film avete visto ieri?
Il diavolo veste Prada 2 (David Frankel, 2026)
Filmetto noiosetto e inutile, che cerca invano di aggiornare alcuni temi ma che alla fine che ripete le stesse cose già viste nel primo. Sequel di cui non si sentiva le necessità. Sarà che neanche il primo mi aveva appassionato.
Filmetto noiosetto e inutile, che cerca invano di aggiornare alcuni temi ma che alla fine che ripete le stesse cose già viste nel primo. Sequel di cui non si sentiva le necessità. Sarà che neanche il primo mi aveva appassionato.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
Zioruggi ha scritto: lunedì 17 agosto 2026, 11:46 Il diavolo veste Prada 2 (David Frankel, 2026)
Filmetto noiosetto e inutile, che cerca invano di aggiornare alcuni temi ma che alla fine che ripete le stesse cose già viste nel primo. Sequel di cui non si sentiva le necessità. Sarà che neanche il primo mi aveva appassionato.
Sono in parte d'accordo.
Inferiore rispetto al primo film "Il diavolo veste Prada 2" è fashion e cool, la Streep/Miranda è grandiosa, molto bene anche Tucci ma il film manca di freschezza e brillantezza.
Sufficiente, ma nulla di più.
Re: Che film avete visto ieri?
Una battaglia dopo l'altra (2025, Paul Thomas Anderson)
Visto l'altro giorno in un'arena estiva qui a Roma, questo film denso, satirico, ironico, pieno di azione e di invenzioni visive e concettuali, non l'ho ben capito. Ed in sintesi, non avendomi "catturato" intimamente, non mi è poi piaciuto un gran che.
Devo dire che è un film che si fa vedere, senza mai annoiare, grazie ad un ritmo fitto, talora forsennato, con molte scene da action movies (a tratti sembra di veder Mission Impossible), e grazie alla costante ironia, che lo fa camminare costantemente sul filo del grottesco, con personaggi eccessivi, caricaturati, con una recitazione sempre sopra le righe (Di Caprio in primis, ma anche Sean Penn, che disegna la sua figura di "militare conservatore scheggia impazzita" con una fisicità debordante sublimata da una camminata che sintetizza tutto il suo personaggio).
Ma a prescindere dalle invenzioni, dal ritmo, dall'incisività (quasi Tarantiniana) con cui Anderson sa riempire le scene, alla fine non ho capito bene di cosa parla e cosa vuol dire questo film.
So che è derivato da un romanzo molto importante della letteratura recente americana (Vineland di Thoma Pynchon, che non conosco minimamente, confesso), ma di quei romanzi intraducibili dal cinema, quindi Anderson ha per forza preso la sua via. Ma questo film che parla del fallimento delle rivoluzioni, che parla della "rivoluzione conservatrice" in corso in America e nel mondo (il trumpismo, mai citato ma sempre aleggiante), che parla della sessualità prorompente come guida delle azioni umane, con suppongo un significato simbolico che però non ho saputo cogliere. E poi, in una dimensione più intimista, che parla di un percorso padre-figlia, dove il padre è il bambino e la figlia la figura adulta (per forza di cose), dove lui è un immaturo e disilluso rivoluzionario contro il sistema, e lei una giovane matura, ma col fuoco dentro che cova, che deve stare coi piedi per terra per supportare (lei!)anche ad un padre smarrito. Ebbene, con tutte queste cose di cui il film parla, non ho capito in sintesi cosa vuole dire. E poi c'è la figura "zen" di Benicio del Toro, il contraltare, uno che non firma rivoluzioni ma si adopera, con padronanza e controllo, ad aiutare gli altri, i deboli, senza sparare, senza bombe, ma con pragmatismo.
Del modo di fare cinema di Anderson non ho gradito alcune cose: certi eccessi anche gratuiti (la sopravvivenza quasi supereroistica del colonnello-Sean Penn, di cui non dico di più per non spoilerare), e la musica dissonante, a tratti ossessiva e sempre troppo invadente che "disturba" più che accompagnare o sottolineare.
Cosa salvo di sicuro? Alcune scene molto incisive, tra cui una veramente da cineteca, con un inseguimento tra automobili sui dossi della classica strada extraurbana americana californiana.
Come posso sintetizzare il tutto, dal mio punto di vista? Ribadendo quanto detto all'inizio: il film l'ho visto tutto d'un fiato, senza mai annoiarmi, un po' disturbato da alcuni eccessi, e chiedendomi costantemente, e purtroppo invano, di cosa parla il film e dove vuole andare a parare. i temi ci sono, ma non li riesco a tradurre.
Visto l'altro giorno in un'arena estiva qui a Roma, questo film denso, satirico, ironico, pieno di azione e di invenzioni visive e concettuali, non l'ho ben capito. Ed in sintesi, non avendomi "catturato" intimamente, non mi è poi piaciuto un gran che.
Devo dire che è un film che si fa vedere, senza mai annoiare, grazie ad un ritmo fitto, talora forsennato, con molte scene da action movies (a tratti sembra di veder Mission Impossible), e grazie alla costante ironia, che lo fa camminare costantemente sul filo del grottesco, con personaggi eccessivi, caricaturati, con una recitazione sempre sopra le righe (Di Caprio in primis, ma anche Sean Penn, che disegna la sua figura di "militare conservatore scheggia impazzita" con una fisicità debordante sublimata da una camminata che sintetizza tutto il suo personaggio).
Ma a prescindere dalle invenzioni, dal ritmo, dall'incisività (quasi Tarantiniana) con cui Anderson sa riempire le scene, alla fine non ho capito bene di cosa parla e cosa vuol dire questo film.
So che è derivato da un romanzo molto importante della letteratura recente americana (Vineland di Thoma Pynchon, che non conosco minimamente, confesso), ma di quei romanzi intraducibili dal cinema, quindi Anderson ha per forza preso la sua via. Ma questo film che parla del fallimento delle rivoluzioni, che parla della "rivoluzione conservatrice" in corso in America e nel mondo (il trumpismo, mai citato ma sempre aleggiante), che parla della sessualità prorompente come guida delle azioni umane, con suppongo un significato simbolico che però non ho saputo cogliere. E poi, in una dimensione più intimista, che parla di un percorso padre-figlia, dove il padre è il bambino e la figlia la figura adulta (per forza di cose), dove lui è un immaturo e disilluso rivoluzionario contro il sistema, e lei una giovane matura, ma col fuoco dentro che cova, che deve stare coi piedi per terra per supportare (lei!)anche ad un padre smarrito. Ebbene, con tutte queste cose di cui il film parla, non ho capito in sintesi cosa vuole dire. E poi c'è la figura "zen" di Benicio del Toro, il contraltare, uno che non firma rivoluzioni ma si adopera, con padronanza e controllo, ad aiutare gli altri, i deboli, senza sparare, senza bombe, ma con pragmatismo.
Del modo di fare cinema di Anderson non ho gradito alcune cose: certi eccessi anche gratuiti (la sopravvivenza quasi supereroistica del colonnello-Sean Penn, di cui non dico di più per non spoilerare), e la musica dissonante, a tratti ossessiva e sempre troppo invadente che "disturba" più che accompagnare o sottolineare.
Cosa salvo di sicuro? Alcune scene molto incisive, tra cui una veramente da cineteca, con un inseguimento tra automobili sui dossi della classica strada extraurbana americana californiana.
Come posso sintetizzare il tutto, dal mio punto di vista? Ribadendo quanto detto all'inizio: il film l'ho visto tutto d'un fiato, senza mai annoiarmi, un po' disturbato da alcuni eccessi, e chiedendomi costantemente, e purtroppo invano, di cosa parla il film e dove vuole andare a parare. i temi ci sono, ma non li riesco a tradurre.
Re: Che film avete visto ieri?
Bugonia (Yorgos Lanthimos, 2025)
E' il terzo film di Lanthymos che vedo (dopo Povere creature e L'aragosta), e sarà anche l'ultimo: non mi piace.
Non mi pace neanche un po' il suo cinema, il suo umorismo nero, il suo grottesco, il suo voler essere disturbante, i suoi colori vivaci, i suoi attori attoniti e straniti.
In Povere creature avevo visto qualcosa di buono, se non altro un tema, trattato in modo grottesco ma originale. E comunque un testo, un messaggio.
Qui pure c'è un tema (in estrema sintesi: il tema ambientale), e forse ce n'è un altro (fin dove possiamo fare, e dove subiamo un "destino" esterno -addirittura gli extratterrestri che fanno da deus ex machina).
Ammesso quindi che Lanthymos cerchi di dire qualcosa, non si limiti alla narrazione pura.
Ma, come lo fa, proprio non mi piace.
Non è il mio cinema.
PS: il "famolo strano" non è condizione necessaria e sufficiente a fare qualcosa di buono.
E' il terzo film di Lanthymos che vedo (dopo Povere creature e L'aragosta), e sarà anche l'ultimo: non mi piace.
Non mi pace neanche un po' il suo cinema, il suo umorismo nero, il suo grottesco, il suo voler essere disturbante, i suoi colori vivaci, i suoi attori attoniti e straniti.
In Povere creature avevo visto qualcosa di buono, se non altro un tema, trattato in modo grottesco ma originale. E comunque un testo, un messaggio.
Qui pure c'è un tema (in estrema sintesi: il tema ambientale), e forse ce n'è un altro (fin dove possiamo fare, e dove subiamo un "destino" esterno -addirittura gli extratterrestri che fanno da deus ex machina).
Ammesso quindi che Lanthymos cerchi di dire qualcosa, non si limiti alla narrazione pura.
Ma, come lo fa, proprio non mi piace.
Non è il mio cinema.
PS: il "famolo strano" non è condizione necessaria e sufficiente a fare qualcosa di buono.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
Ho rivisto dopo diverso tempo "Up" film d'animazione della Disney di qualche anno fà, carino.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
Sufficiente "I Fantastici Quattro - Gli inizi", intrattiene senza particolari problemi ma non ha neanche particolari picchi di qualità o cose da ricordare; come ormai purtroppo è consuetudine in questi ultimi anni per quanto riguarda i vari film della Marvel.
Continuo a preferire in tutto e per tutto (difetti compresi) il film del 2005 quello con Jessica Alba.
Continuo a preferire in tutto e per tutto (difetti compresi) il film del 2005 quello con Jessica Alba.
- mark-bluray
- Utente

- Messaggi: 851
- Iscritto il: giovedì 5 aprile 2012, 9:14
- Località: Milano
- Contatta:
Re: Che film avete visto ieri?
Non mi ha convinto la versione live-action di "Lilo & Stitch", tratto dal cartone animato del 2002 che peraltro anche quest'ultimo non mi ha mai particolarmente entusiasmato.
Re: Che film avete visto ieri?
The Dog Stars - Le stelle dopo la fine (2026, Ridley Scott)
Ci sono quei film che uno va vedere al cinema perchè "non puoi non vederlo". Che so: quando esce uno 007, o l'ennesimo sequel di Guerre Stellari, o un film del tuo attore preferito, ognuno ha i suoi. Per me Ridley Scott è stato un regista di riferimento, addirittura il numero uno delle mie preferenze in un certo periodo, e quando esce un suo film mi dico che "non posso non andare a vederlo".
I Duellanti, Alien, Blade Runner, Legend: l'esordio a fine ani '70 di Ridley Scott è stato di quelli epocali: Un film molto interessante, e poi due titoli che sono entrati di diritto nella storia del cinema, due capisaldi della fantascienza, che Scott ha contribuito a rifondare, inserendo gli elementi horror e inaugurando il Cyber Punk. E poi un Fantasy di culto. Negli ani '90 Scott ha poi proseguito una carriera brillante con titoli magari non altrettanto cult, ma comunque di grande successo: Thelma e Luise, e specialmente Il Gladiatore. Poi si è perso: una sequela di film nono memorabili, che rilevano sempre una mano registica di qualità, ma che non hanno retto il confronto con gli esordi. Qualche buon film, e varie cose dimenticabili. In tutto una trentina di film, un bottino comunque limitato in un arco di cinquant'anni.
Ora torna con un atro film di genere (ne ha esplorati tanti, di generi): il post- catastrofista, il futuro distopico proposto con The Dog Star, con protagonista lo Jacob Elordy che va molto di moda, più per la statuaria bellezza e la fisicità atipica che per le sua qualità di attore. Con lui, Margaret Qualey (che non so chi sia), e due co-protagonisti di rango come Josh Brolin e Guy Pearce, in ruoli peraltro sovrapponibili.
Di che parla il film? (breve spoiler): Di un'umanità decimata da un'influenza (ogni riferimento è puramente casuale), in cui i pochi sopravvissuti cercano il modo di sopravvivere gli uni agli altri, e anche di dare un senso alla loro sopravvivenza. Stiamo parlando di un tema già molto trattato da televisione e cinema, a partire dalla serie televisiva inglese degli anni '70 dal titolo I Sopravvissuti, il cui tema di base è il medesimo, alle varie saghe post-atomiche tipo Mad Max, fino alle infinite varianti delle invasioni Zombie (tipo The Last of us, anche se non sono zombie in realtà). Ridley Scott pesca quindi da una messe televisiva e cinematografica quasi infinita, con tante varianti e tante costanti. Da Ridley Scott, dalla sua visionarietà che ha saputo far evolvere un genere (la fantascienza), ci si aspetta qualcosa di eclatante, una lettura personale, una nuova via, delle novità.
Niente di tutto questo: il film rimane sul binario della convenzionalità del genere, con tutta la serie di stereotipi già visti, le piccole comunità isolate che si industriano per andare avanti, i cani sciolti che si asserragliano nel bozzolo di sopravvivenza, le orde di nemici più o meno organizzati che irrompono per tutto distruggere. Tutto questo deja-vu, con l'aggravante di personaggi piuttosto scialbi, ognuno con il suo entroterra piuttosto scontato, con un cinismo di fondo che disturba: la sufficienza con cui vengono uccisi (assassinati direi) i possibili "invasori della quiete" che li minacciano, senza neanche chiedere chi siete? e distinguere tra amici e nemici. E poi, le derive effettistiche e quasi surreali: le bande di invasori deliranti, tutti uguali (una banda che assale il campo costituita da un'accozzaglia di individui urlanti tutti uguali, magri seminudi e tatuati da testa a piedi), fino al teatro dell'assurdo rappresentato dall'ipotetico Shangri-la: la meta ambita, l'aeroporto dove il protagonista vuole andar a tutti i costi pensando di trovarci un posto sicuro, dove poter ricominciare, The Dog Stars - Le stelle dopo la fine (2026, Ridley Scott)
Ci sono quei film che uno va vedere al cinema perchè "non puoi non vederlo". Che so: quando esce uno 007, o l'ennesimo sequel di Guerre Stellari, o un film del tuo attore preferito, ognuno ha i suoi. Per me Ridley Scott è stato un regista di riferimento, addirittura il numero uno delle mie preferenze in un certo periodo, e quando esce un suo film mi dico che "non posso non andare a vederlo".
I Duellanti, Alien, Blade Runner, Legend: l'esordio a fine ani '70 di Ridley Scott è stato di quelli epocali: Un film molto interessante, e poi due titoli che sono entrati di diritto nella storia del cinema, due capisaldi della fantascienza, che Scott ha contribuito a rifondare, inserendo gli elementi horror e inaugurando il Cyber Punk. E poi un Fantasy di culto. Negli ani '90 Scott ha poi proseguito una carriera brillante con titoli magari non altrettanto cult, ma comunque di grande successo: Thelma e Luise, e specialmente Il Gladiatore. Poi si è perso: una sequela di film nono memorabili, che rilevano sempre una mano registica di qualità, ma che non hanno retto il confronto con gli esordi. Qualche buon film, e varie cose dimenticabili. In tutto una trentina di film, un bottino comunque limitato in un arco di cinquant'anni.
Ora torna con un atro film di genere (ne ha esplorati tanti, di generi): il post- catastrofista, il futuro distopico proposto con The Dog Star, con protagonista lo Jacob Elordy che va molto di moda, più per la statuaria bellezza e la fisicità atipica che per le sua qualità di attore. Con lui, Margaret Qualey (che non so chi sia), e due co-protagonisti di rango come Josh Brolin e Guy Pearce, in ruoli peraltro sovrapponibili.
Di che parla il film? (breve spoiler): Di un'umanità decimata da un'influenza (ogni riferimento è puramente casuale), in cui i pochi sopravvissuti cercano il modo di sopravvivere gli uni agli altri, e anche di dare un senso alla loro sopravvivenza. Stiamo parlando di un tema già molto trattato da televisione e cinema, a partire dalla serie televisiva inglese degli anni '70 dal titolo I Sopravvissuti, il cui tema di base è il medesimo, alle varie saghe post-atomiche tipo Mad Max, fino alle infinite varianti delle invasioni Zombie (tipo The Last of us, anche se non sono zombie in realtà). Ridley Scott pesca quindi da una messe televisiva e cinematografica quasi infinita, con tante varianti e tante costanti. Da Ridley Scott, dalla sua visionarietà che ha saputo far evolvere un genere (la fantascienza), ci si aspetta qualcosa di eclatante, una lettura personale, una nuova via, delle novità.
Niente di tutto questo: il film rimane sul binario della convenzionalità del genere, con tutta la serie di stereotipi già visti, le piccole comunità isolate che si industriano per andare avanti, i cani sciolti che si asserragliano nel bozzolo di sopravvivenza, le orde di nemici più o meno organizzati che irrompono per tutto distruggere. Tutto questo deja-vu, con l'aggravante di personaggi piuttosto scialbi, ognuno con il suo entroterra piuttosto scontato, con un cinismo di fondo che disturba: la sufficienza con cui vengono uccisi (assassinati direi) i possibili "invasori della quiete" che li minacciano, senza neanche chiedere chi siete? e distinguere tra amici e nemici. E poi, le derive effettistiche e quasi surreali: le bande di invasori deliranti, tutti uguali (una banda che assale il campo costituita da un'accozzaglia di individui urlanti tutti uguali, magri seminudi e tatuati da testa a piedi), fino al teatro dell'assurdo rappresentato dall'ipotetico Shangri-la: la meta ambita, l'aeroporto dove il protagonista vuole andar a tutti i costi pensando di trovarci un posto sicuro, dove poter ricominciare,The Dog Stars - Le stelle dopo la fine (2026, Ridley Scott)
Ci sono quei film che uno va vedere al cinema perchè "non puoi non vederlo". Che so: quando esce uno 007, o l'ennesimo sequel di Guerre Stellari, o un film del tuo attore preferito, ognuno ha i suoi. Per me Ridley Scott è stato un regista di riferimento, addirittura il numero uno delle mie preferenze in un certo periodo, e quando esce un suo film mi dico che "non posso non andare a vederlo".
I Duellanti, Alien, Blade Runner, Legend: l'esordio a fine ani '70 di Ridley Scott è stato di quelli epocali: Un film molto interessante, e poi due titoli che sono entrati di diritto nella storia del cinema, due capisaldi della fantascienza, che Scott ha contribuito a rifondare, inserendo gli elementi horror e inaugurando il Cyber Punk. E poi un Fantasy di culto. Negli ani '90 Scott ha poi proseguito una carriera brillante con titoli magari non altrettanto cult, ma comunque di grande successo: Thelma e Luise, e specialmente Il Gladiatore. Poi si è perso: una sequela di film nono memorabili, che rilevano sempre una mano registica di qualità, ma che non hanno retto il confronto con gli esordi. Qualche buon film, e varie cose dimenticabili. In tutto una trentina di film, un bottino comunque limitato in un arco di cinquant'anni.
Ora torna con un atro film di genere (ne ha esplorati tanti, di generi): il post- catastrofista, il futuro distopico proposto con The Dog Star, con protagonista lo Jacob Elordy che va molto di moda, più per la statuaria bellezza e la fisicità atipica che per le sua qualità di attore. Con lui, Margaret Qualey (che non so chi sia), e due co-protagonisti di rango come Josh Brolin e Guy Pearce, in ruoli peraltro sovrapponibili.
Di che parla il film? (breve spoiler): Di un'umanità decimata da un'influenza (ogni riferimento è puramente casuale), in cui i pochi sopravvissuti cercano il modo di sopravvivere gli uni agli altri, e anche di dare un senso alla loro sopravvivenza. Stiamo parlando di un tema già molto trattato da televisione e cinema, a partire dalla serie televisiva inglese degli anni '70 dal titolo I Sopravvissuti, il cui tema di base è il medesimo, alle varie saghe post-atomiche tipo Mad Max, fino alle infinite varianti delle invasioni Zombie (tipo The Last of us, anche se non sono zombie in realtà). Ridley Scott pesca quindi da una messe televisiva e cinematografica quasi infinita, con tante varianti e tante costanti. Da Ridley Scott, dalla sua visionarietà che ha saputo far evolvere un genere (la fantascienza), ci si aspetta qualcosa di eclatante, una lettura personale, una nuova via, delle novità.
Niente di tutto questo: il film rimane sul binario della convenzionalità del genere, con tutta la serie di stereotipi già visti, le piccole comunità isolate che si industriano per andare avanti, i cani sciolti che si asserragliano nel bozzolo di sopravvivenza, le orde di nemici più o meno organizzati che irrompono per tutto distruggere. Tutto questo deja-vu, con l'aggravante di personaggi piuttosto scialbi, ognuno con il suo entroterra piuttosto scontato, con un cinismo di fondo che disturba: la sufficienza con cui vengono uccisi (assassinati direi) i possibili "invasori della quiete" che li minacciano, senza neanche chiedere chi siete? e distinguere tra amici e nemici. E poi, le derive effettistiche e quasi surreali: le bande di invasori deliranti, tutti uguali (una banda che assale il campo costituita da un'accozzaglia di individui urlanti tutti uguali, magri seminudi e tatuati da testa a piedi), fino al teatro dell'assurdo rappresentato dall'ipotetico Shangri-la: la meta ambita, l'aeroporto dove il protagonista vuole andar a tutti i costi pensando di trovarci un posto sicuro, dove poter ricominciare, il Grand Junction Regional Airport che si rivela un covo di pazzi surreali cannibali, tipo commedia dell'assurdo.
Insomma: Scott non centra il bersaglio, cucina un film scontato riunendo una somma di cose già viste, scorrendo faticosamente verso un finale scontato e semi consolatorio.
Se ci sarà un altro film del buon RIdley Scott (considerando che ha ormai i suoi 88 anni), ci penserò bene prima di andarlo a vedere al cinema. che si rivela un covo di pazzi surreali da distruggere, tipo commedia dell'assurdo.
Insomma: Scott non centra il bersaglio, cucina un film scontato riunendo una somma di cose già viste, scorrendo faticosamente verso un finale scontato e semi consolatorio.
Se ci sarà un altro film del buon RIdley Scott (considerando che ha ormai i suoi 88 anni), ci penserò bene prima di andarlo a vedere al cinema.che si rivela un covo di pazzi surreali da distruggere, tipo commedia dell'assurdo.
Insomma: Scott non centra il bersaglio, cucina un film scontato riunendo una somma di cose già viste, scorrendo faticosamente verso un finale scontato e semi consolatorio.
Se ci sarà un altro film del buon Ridley Scott (considerando che ha ormai i suoi 88 anni), ci penserò bene prima di andarlo a vedere al cinema.
Ci sono quei film che uno va vedere al cinema perchè "non puoi non vederlo". Che so: quando esce uno 007, o l'ennesimo sequel di Guerre Stellari, o un film del tuo attore preferito, ognuno ha i suoi. Per me Ridley Scott è stato un regista di riferimento, addirittura il numero uno delle mie preferenze in un certo periodo, e quando esce un suo film mi dico che "non posso non andare a vederlo".
I Duellanti, Alien, Blade Runner, Legend: l'esordio a fine ani '70 di Ridley Scott è stato di quelli epocali: Un film molto interessante, e poi due titoli che sono entrati di diritto nella storia del cinema, due capisaldi della fantascienza, che Scott ha contribuito a rifondare, inserendo gli elementi horror e inaugurando il Cyber Punk. E poi un Fantasy di culto. Negli ani '90 Scott ha poi proseguito una carriera brillante con titoli magari non altrettanto cult, ma comunque di grande successo: Thelma e Luise, e specialmente Il Gladiatore. Poi si è perso: una sequela di film nono memorabili, che rilevano sempre una mano registica di qualità, ma che non hanno retto il confronto con gli esordi. Qualche buon film, e varie cose dimenticabili. In tutto una trentina di film, un bottino comunque limitato in un arco di cinquant'anni.
Ora torna con un atro film di genere (ne ha esplorati tanti, di generi): il post- catastrofista, il futuro distopico proposto con The Dog Star, con protagonista lo Jacob Elordy che va molto di moda, più per la statuaria bellezza e la fisicità atipica che per le sua qualità di attore. Con lui, Margaret Qualey (che non so chi sia), e due co-protagonisti di rango come Josh Brolin e Guy Pearce, in ruoli peraltro sovrapponibili.
Di che parla il film? (breve spoiler): Di un'umanità decimata da un'influenza (ogni riferimento è puramente casuale), in cui i pochi sopravvissuti cercano il modo di sopravvivere gli uni agli altri, e anche di dare un senso alla loro sopravvivenza. Stiamo parlando di un tema già molto trattato da televisione e cinema, a partire dalla serie televisiva inglese degli anni '70 dal titolo I Sopravvissuti, il cui tema di base è il medesimo, alle varie saghe post-atomiche tipo Mad Max, fino alle infinite varianti delle invasioni Zombie (tipo The Last of us, anche se non sono zombie in realtà). Ridley Scott pesca quindi da una messe televisiva e cinematografica quasi infinita, con tante varianti e tante costanti. Da Ridley Scott, dalla sua visionarietà che ha saputo far evolvere un genere (la fantascienza), ci si aspetta qualcosa di eclatante, una lettura personale, una nuova via, delle novità.
Niente di tutto questo: il film rimane sul binario della convenzionalità del genere, con tutta la serie di stereotipi già visti, le piccole comunità isolate che si industriano per andare avanti, i cani sciolti che si asserragliano nel bozzolo di sopravvivenza, le orde di nemici più o meno organizzati che irrompono per tutto distruggere. Tutto questo deja-vu, con l'aggravante di personaggi piuttosto scialbi, ognuno con il suo entroterra piuttosto scontato, con un cinismo di fondo che disturba: la sufficienza con cui vengono uccisi (assassinati direi) i possibili "invasori della quiete" che li minacciano, senza neanche chiedere chi siete? e distinguere tra amici e nemici. E poi, le derive effettistiche e quasi surreali: le bande di invasori deliranti, tutti uguali (una banda che assale il campo costituita da un'accozzaglia di individui urlanti tutti uguali, magri seminudi e tatuati da testa a piedi), fino al teatro dell'assurdo rappresentato dall'ipotetico Shangri-la: la meta ambita, l'aeroporto dove il protagonista vuole andar a tutti i costi pensando di trovarci un posto sicuro, dove poter ricominciare, The Dog Stars - Le stelle dopo la fine (2026, Ridley Scott)
Ci sono quei film che uno va vedere al cinema perchè "non puoi non vederlo". Che so: quando esce uno 007, o l'ennesimo sequel di Guerre Stellari, o un film del tuo attore preferito, ognuno ha i suoi. Per me Ridley Scott è stato un regista di riferimento, addirittura il numero uno delle mie preferenze in un certo periodo, e quando esce un suo film mi dico che "non posso non andare a vederlo".
I Duellanti, Alien, Blade Runner, Legend: l'esordio a fine ani '70 di Ridley Scott è stato di quelli epocali: Un film molto interessante, e poi due titoli che sono entrati di diritto nella storia del cinema, due capisaldi della fantascienza, che Scott ha contribuito a rifondare, inserendo gli elementi horror e inaugurando il Cyber Punk. E poi un Fantasy di culto. Negli ani '90 Scott ha poi proseguito una carriera brillante con titoli magari non altrettanto cult, ma comunque di grande successo: Thelma e Luise, e specialmente Il Gladiatore. Poi si è perso: una sequela di film nono memorabili, che rilevano sempre una mano registica di qualità, ma che non hanno retto il confronto con gli esordi. Qualche buon film, e varie cose dimenticabili. In tutto una trentina di film, un bottino comunque limitato in un arco di cinquant'anni.
Ora torna con un atro film di genere (ne ha esplorati tanti, di generi): il post- catastrofista, il futuro distopico proposto con The Dog Star, con protagonista lo Jacob Elordy che va molto di moda, più per la statuaria bellezza e la fisicità atipica che per le sua qualità di attore. Con lui, Margaret Qualey (che non so chi sia), e due co-protagonisti di rango come Josh Brolin e Guy Pearce, in ruoli peraltro sovrapponibili.
Di che parla il film? (breve spoiler): Di un'umanità decimata da un'influenza (ogni riferimento è puramente casuale), in cui i pochi sopravvissuti cercano il modo di sopravvivere gli uni agli altri, e anche di dare un senso alla loro sopravvivenza. Stiamo parlando di un tema già molto trattato da televisione e cinema, a partire dalla serie televisiva inglese degli anni '70 dal titolo I Sopravvissuti, il cui tema di base è il medesimo, alle varie saghe post-atomiche tipo Mad Max, fino alle infinite varianti delle invasioni Zombie (tipo The Last of us, anche se non sono zombie in realtà). Ridley Scott pesca quindi da una messe televisiva e cinematografica quasi infinita, con tante varianti e tante costanti. Da Ridley Scott, dalla sua visionarietà che ha saputo far evolvere un genere (la fantascienza), ci si aspetta qualcosa di eclatante, una lettura personale, una nuova via, delle novità.
Niente di tutto questo: il film rimane sul binario della convenzionalità del genere, con tutta la serie di stereotipi già visti, le piccole comunità isolate che si industriano per andare avanti, i cani sciolti che si asserragliano nel bozzolo di sopravvivenza, le orde di nemici più o meno organizzati che irrompono per tutto distruggere. Tutto questo deja-vu, con l'aggravante di personaggi piuttosto scialbi, ognuno con il suo entroterra piuttosto scontato, con un cinismo di fondo che disturba: la sufficienza con cui vengono uccisi (assassinati direi) i possibili "invasori della quiete" che li minacciano, senza neanche chiedere chi siete? e distinguere tra amici e nemici. E poi, le derive effettistiche e quasi surreali: le bande di invasori deliranti, tutti uguali (una banda che assale il campo costituita da un'accozzaglia di individui urlanti tutti uguali, magri seminudi e tatuati da testa a piedi), fino al teatro dell'assurdo rappresentato dall'ipotetico Shangri-la: la meta ambita, l'aeroporto dove il protagonista vuole andar a tutti i costi pensando di trovarci un posto sicuro, dove poter ricominciare,The Dog Stars - Le stelle dopo la fine (2026, Ridley Scott)
Ci sono quei film che uno va vedere al cinema perchè "non puoi non vederlo". Che so: quando esce uno 007, o l'ennesimo sequel di Guerre Stellari, o un film del tuo attore preferito, ognuno ha i suoi. Per me Ridley Scott è stato un regista di riferimento, addirittura il numero uno delle mie preferenze in un certo periodo, e quando esce un suo film mi dico che "non posso non andare a vederlo".
I Duellanti, Alien, Blade Runner, Legend: l'esordio a fine ani '70 di Ridley Scott è stato di quelli epocali: Un film molto interessante, e poi due titoli che sono entrati di diritto nella storia del cinema, due capisaldi della fantascienza, che Scott ha contribuito a rifondare, inserendo gli elementi horror e inaugurando il Cyber Punk. E poi un Fantasy di culto. Negli ani '90 Scott ha poi proseguito una carriera brillante con titoli magari non altrettanto cult, ma comunque di grande successo: Thelma e Luise, e specialmente Il Gladiatore. Poi si è perso: una sequela di film nono memorabili, che rilevano sempre una mano registica di qualità, ma che non hanno retto il confronto con gli esordi. Qualche buon film, e varie cose dimenticabili. In tutto una trentina di film, un bottino comunque limitato in un arco di cinquant'anni.
Ora torna con un atro film di genere (ne ha esplorati tanti, di generi): il post- catastrofista, il futuro distopico proposto con The Dog Star, con protagonista lo Jacob Elordy che va molto di moda, più per la statuaria bellezza e la fisicità atipica che per le sua qualità di attore. Con lui, Margaret Qualey (che non so chi sia), e due co-protagonisti di rango come Josh Brolin e Guy Pearce, in ruoli peraltro sovrapponibili.
Di che parla il film? (breve spoiler): Di un'umanità decimata da un'influenza (ogni riferimento è puramente casuale), in cui i pochi sopravvissuti cercano il modo di sopravvivere gli uni agli altri, e anche di dare un senso alla loro sopravvivenza. Stiamo parlando di un tema già molto trattato da televisione e cinema, a partire dalla serie televisiva inglese degli anni '70 dal titolo I Sopravvissuti, il cui tema di base è il medesimo, alle varie saghe post-atomiche tipo Mad Max, fino alle infinite varianti delle invasioni Zombie (tipo The Last of us, anche se non sono zombie in realtà). Ridley Scott pesca quindi da una messe televisiva e cinematografica quasi infinita, con tante varianti e tante costanti. Da Ridley Scott, dalla sua visionarietà che ha saputo far evolvere un genere (la fantascienza), ci si aspetta qualcosa di eclatante, una lettura personale, una nuova via, delle novità.
Niente di tutto questo: il film rimane sul binario della convenzionalità del genere, con tutta la serie di stereotipi già visti, le piccole comunità isolate che si industriano per andare avanti, i cani sciolti che si asserragliano nel bozzolo di sopravvivenza, le orde di nemici più o meno organizzati che irrompono per tutto distruggere. Tutto questo deja-vu, con l'aggravante di personaggi piuttosto scialbi, ognuno con il suo entroterra piuttosto scontato, con un cinismo di fondo che disturba: la sufficienza con cui vengono uccisi (assassinati direi) i possibili "invasori della quiete" che li minacciano, senza neanche chiedere chi siete? e distinguere tra amici e nemici. E poi, le derive effettistiche e quasi surreali: le bande di invasori deliranti, tutti uguali (una banda che assale il campo costituita da un'accozzaglia di individui urlanti tutti uguali, magri seminudi e tatuati da testa a piedi), fino al teatro dell'assurdo rappresentato dall'ipotetico Shangri-la: la meta ambita, l'aeroporto dove il protagonista vuole andar a tutti i costi pensando di trovarci un posto sicuro, dove poter ricominciare, il Grand Junction Regional Airport che si rivela un covo di pazzi surreali cannibali, tipo commedia dell'assurdo.
Insomma: Scott non centra il bersaglio, cucina un film scontato riunendo una somma di cose già viste, scorrendo faticosamente verso un finale scontato e semi consolatorio.
Se ci sarà un altro film del buon RIdley Scott (considerando che ha ormai i suoi 88 anni), ci penserò bene prima di andarlo a vedere al cinema. che si rivela un covo di pazzi surreali da distruggere, tipo commedia dell'assurdo.
Insomma: Scott non centra il bersaglio, cucina un film scontato riunendo una somma di cose già viste, scorrendo faticosamente verso un finale scontato e semi consolatorio.
Se ci sarà un altro film del buon RIdley Scott (considerando che ha ormai i suoi 88 anni), ci penserò bene prima di andarlo a vedere al cinema.che si rivela un covo di pazzi surreali da distruggere, tipo commedia dell'assurdo.
Insomma: Scott non centra il bersaglio, cucina un film scontato riunendo una somma di cose già viste, scorrendo faticosamente verso un finale scontato e semi consolatorio.
Se ci sarà un altro film del buon Ridley Scott (considerando che ha ormai i suoi 88 anni), ci penserò bene prima di andarlo a vedere al cinema.
