Che film avete visto ieri?

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Zioruggi
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Re: Che film avete visto ieri?

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Skyfall (Sam Mendes, 2012)
E’ dal 2021, anno di uscita di No time to die, che siamo tutti orfani di 007.
Si parla del suo rilancio, del possibile nuovo interprete, del possibile regista, ma finora solo voci. Ci vorrà quindi tempo prima di vedere il prossimo, se mai ci sarà. E se sarà, sarà dopo l’intervallo più lungo da quando esiste la saga della spia dal doppio zero.
Sette anni ci vollero per rilanciare la spenta versione di Bond di Timothy Dalton con quella più iconica di Pierce Brosnan. Rilancio che fu affidato alla regia di Martin Campbell, versato per gestire blockbuster di azione e mito (come lo Zorro di Banderas). Stesso regista a cui è stata affidato poi, dieci anni dopo, il reboot di una saga che perdeva colpi, annegata dai troppi effetti speciali ed un’ironia a grana sempre più grossa. Allo stato dell'arte i sete ani saranno sicuramente superati questa volta.
Skyfall si trova al centro della “pentalogia” dell’ultimo corso di Bond: il lavoro di Campbell con Casino Royale è stato eccelso, ed il coraggio dei produttori di cambiare stile, di tornare agli stunt nudi e crudi che hanno contribuito al successo della serie (rispetto ad una presenza invasiva di effetti speciali nell'ultimo Brosnan), di modificare il personaggio, di renderlo meno elegante e più virile, quasi rozzo, ma con un lato umano e drammatico mai visto prima ha pagato. Il cambio è stato potente, doloroso, c’è voluto tempo per digerirlo, ma alla fine la maschera bionda di Craig ha fatto centro, ed il suo Bond, che combatte come uno scaricatore di porto ma ha un rigore morale, un retroterra emotivo, una durezza spietata mai vista prima, neanche con Sean Connery, ha conquistato il pubblico globale. E pazienza se è meno latin lover, se beve birra (qui in Skyfall), e se ne frega se il Martini è agitato o mescolato.
Skyfall si pone al centro di questa “mini-saga”, caratterizzata dall’inusitata continuità temporale (Quantum of solace, il più debole dei cinque, inizia un quarto d’ora dopo la fine di Casino Royale!). Ed è sicuramente il migliore, dove sotto la mano “autoriale” di Mendes Bond fa i conti con la sua storia, con gli anni che passano, con il suo legame filiale con la M di Judi Dench, unica sopravvissuta dell’era Brosnan, ma il tutto pensato per un rilancio verso il dopo: nuovo M, nuovo Q, nuova “Moneypenny”.
Peccato che, dopo l’ottimo successivo Spectre, tutto va a carte e quarantotto con lo scellerato No Time to die, dove la produzione, Craig e gli sceneggiatori, presi dal delirio di onnipotenza, all’insegna dell’attiliano “dove passiamo noi non crescerà più l’erba” creano una cesura definitiva e difficilmente risolvibile facendo carne di porco di Bond e di tutta la saga, con un finale agghiacciante di un film agghiacciante, pessimo per storia, sceneggiatura e specialmente regia. Uno dei peggiori “mis-credits” che mi ricordi: non è il cast a fare acque ma tutto il resto.
Ma torniamo a Skyfall: è uno dei migliori 007 di sempre, con uno sviluppo drammaturgico raro e mai visto nel franchise dell’agente di Fleming, con diverse scene iconiche, dei titoli di testa tra i migliori di sempre ed una canzone leit-motive di Adele degna del premio Oscar, ed un villain ben reso da Javier Barden (che rifà un po’ il killer psicopatico di Non è un paese per vecchi), che costituisce un contraltare di Bond in filigrana, un alter ego che ha perso il filo del discorso ed è passato al lato oscuro della forza.
E’ ovvio che ora non sappiano come ripartire: hanno ucciso la gallina dalle uova d’oro. Difficile rendere credibile o accettabile qualsiasi rilancio di una saga che si basa innanzi tutto su un personaggio/icona che, attualmente, è morto (grazie ancora agli autori di No Time to die....), e su caratteristiche molto definite, su una molteplicità di mood iconici e su una ripetitività ed un concetto di “tradizione” che, per quanto in parte scardinato dal Bond duro e coatto di Craig, non può essere rivisto all’insegna della globalizzazione, snaturando il personaggio o portandolo a livello degli infiniti action movies già visti e rivisti.
Da affezionato spettatore e fan della serie, preferirei che ci si fermasse qui piuttosto che vedere un nuovo rilancio affidato a mani di scrittori inadatti o ad un regista incapace come avvenuto per No Time to die.
Se un nuovo Bond ci deve essere, spero che venga ben pensato, ben congeniato, e ben scelto.
Ultima modifica di Zioruggi il lunedì 30 marzo 2026, 11:46, modificato 2 volte in totale.
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Sentimental Value (Joachim Trier, 2025)

Una bella sorpresa questo film del norvegese Trier, che si è già fatto notare per il precedente La persona peggiore del mondo del 2021, di cui ho letto critiche molto positive ma che non ho ancora visto.
Il film è candidato a 9 oscar (tanti davvero...forse troppi? Ma dipende con cosa si confronta), di cui ben 4 per gli attori (protagonista femminile, miglior attore non protagonista e due volte per attrice non protagonista), oltre a miglior film e miglior film straniero.
Ed è giusto, perchè è un film di attori, tutti notevoli nelle loro interpretazioni, che lasciano il segno e commuovono.
Sicuramente il tutto favorito dallo stile registico di Trier, che con i suoi film racconta storie personali, vicende di rapporti umani, in cui si affida totalmente agli attori, e li guida con uno stile rarefatto, dove lunghe inquadrature di volti in primo piano aiutano a valorizzare il contrappunto emotivo tra i vari personaggi.
Il film racconta del complesso rapporto non risolto tra un padre, famoso regista, e due figlie adulte (qualcosa del genere già visto di recente nel Jay Kelly con Clooney, ma qui declinato in una cifra intimista e disperata, non hollywoodiana), in particolare la maggiore, attrice di teatro dalla vita personale incompiuta, come fosse sospesa in un limbo, in un imbuto emotivo da cui non sa uscire, legato proprio alla storia familiare.
Non mi soffermo sui risvolti drammatici e drammaturgici, dico solo che il film, dal passo lento e compassato, spinge sul lato emotivo ma senza compromessi, parlando di persone e di storie sospese.
E' un film che parla anche di cinema, e di teatro, e non mancano le sottolineature su cosa governa il cinema di oggi, sull'influenza delle piattaforme (nella finzione Netflix produce il nuovo film del padre regista), rappresentata dalla giovane attrice Hollywwodiana di successo, a cui è andata la parte di protagonista rifiutata dalla figlia del regista, ben resa da Elle Fanning, che ne rende le fragilità e anche le capacità drammaturgiche "hollywoodiane", che non sono però quelle volute nella finzione dal regista, che è scandinavo e vuole una emotività "scandinava", oltre al fatto che ha scritto il film pensando alla figlia, e quindi nessun'altra può interpretarlo come lui ha in testa, tranne lei).
Strepitoso Stellan Skarsgard nel ruolo del padre regista, che sfodera una performance di grande livello (siamo abituato a vederlo in ruoli minori di grandi produzione hollywwodiane, ma sotto la stoffa c'è), e notevole per intensità e misura Renate Reinsve nel ruolo della figlia maggiore, musa del regista (già interprete de La persona peggiore del mondo) e giustamente candidata all'oscar.

Una nota su un aspetto dell'impronta registica: le varie scene del film sono divise da ripetuti e lunghi (alcuni secondi) "buchi" di schermo nero, con improvvise frenate anche della colonna musicale: sicuramente ha un significato, forse vuole rappresentare la discontinuità dei rapporti, la mancanza di connessione emotiva e di dialogo tra i personaggi (tranne le due sorelle), ma devo dire che queste improvvise e frequenti cesure mi hanno un po' disturbato la visione, mi hanno dato fastidio.
Forse è proprio quello che voleva Trier?
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Messaggio da mark-bluray »

Dopo diverso tempo ho rivisto "Toy Story 4", non il migliore della serie ma comunque carino.
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Messaggio da mark-bluray »

Ho rivisto "La bella e la bestia" in versione cartone animato Disney, sempre delizioso.
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Messaggio da mark-bluray »

"The Smashing Machine".
Basato su una storia vera il racconta i successi e gli insuccessi nella MMA e nella vita e le diverse sfide che hanno dovuto affrontare la leggenda di questo sport Mark Kerr e il suo amico Coleman, e il ruolo che ha avuto anche la moglie Dawn e di come sia sempre riuscita a sostenerlo anche nelle battaglie più complicate.
Un irriconoscibile Dwayne Johnson in uno dei pochissimi ruoli drammatici nella sua carriera se la cava abbastanza bene, Emily Blunt è sempre una gioia per gli occhi ma mi è parsa un pò sottotono rispetto alle sue ultime pellicole; invece il film per tutta la sua durata non riesce mai a sollevarsi dal livello di mediocrità.
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Hamnet - Nel nome del figlio (Chloé Zhao, 2025)

E' un film potente, sulla morte e sulla rinascita (di chi resta) dal lutto e dal dolore.
E' diretto da una donna, la Chloé Zhao di Nomadland ed Eternals, che racchiude in se due culture, asiatica ed anglosassone, che convivono e si esprimono tramite i due personaggi, Agnes, la moglie di Shakespeare (figura silvana, al contempo eterea ed ancorata alla terra ed alla natura), e Wiliam, uomo gentile in cerca del suo posto nel mondo, oppresso da un padre violento che non riconosce il suo talento.
La storia tra i due sposi è raccontata con delicatezza e fuoco al contempo, come di un'unione necessaria tra due esseri diversi, mentre il lutto che li colpisce, la morte di un figlio, è presentata con un crudele realismo.
Il film è raccontato con un occhio esterno, che però "vede" più il punto di vista di Agnes. La situazione si riequilibra nel finale, dove il lutto di WIlliam trova modo di esprimersi tramite il suo linguaggio, che è quello della tragedia teatrale: nell ' Amleto lui esprime il suo dolore, ciò che aveva interiorizzato ma non era riuscito ad esprimere alla moglie, creando tra i due una rottura emotiva che così trova il suo compimento, il suo perchè.

Tutto è raccontato con una potente carica emotiva, senza sconti, portando lo spettatore a empatizzare con i due protagonisti principali, e con il loro figlio (efficace il giovane inteRprete) nei modi e tempi diversi del film, e a commuoversi (impossibile non farlo).
L'interpretazione di Jessie Buckley nel ruolo di Agnes è viscerale, sentita, mentre quella del William di Paul Mescal è più in filigrana, e risulta forse più convenzionale. Comunque due notevoli interpretazioni, ma se dovessi dare un oscar lo darei a lei (dove infatti è candidata)
La Zhao, come ho detto, non fa sconti, e parla di amore, dolore, lutto, strazio, premendo forte sul pedale dell'emotività . Ecco, se devo fare una critica, forse troppo, al punto che mi sono chiesto se il suo è un linguaggio diretto per arrivare al cuore, o è anche uno stratagemma per "picchiare sodo", sfruttando anche l'uso insistito e prolungato dei primi e primissimi piani per enfatizzare le emozioni.
Comunque, gran film, cinema allo stato puro, racconto per immagini ed emozioni, ce ne fossero tanti così.
Ultima modifica di Zioruggi il lunedì 9 marzo 2026, 12:17, modificato 2 volte in totale.
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"F1".
Realizzato e fatto bene il film è molto godibile e tra quelli che ho visto nelle scene di corsa è quello che più si avvicina alla realtà di questo sport pur non essendo esente da altri difetti; perfetto Brad Pitt nel ruolo del pilota esperto e guascone, nota di merito anche per Javier Bardem.
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Messaggio da mark-bluray »

Riconfermo il giudizio su "Zootropolis 2" sufficiente, il primo film rimane comunque migliore.
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Re: Che film avete visto ieri?

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L'ultima missione - Project Hail Mary ( Phil Lord, Christopher Miller, 2026)

E' sempre più raro vedere film di fantascienza stand alone, fatti e finiti, e non frutto di sequel, prequel, spin off, o che sia nel filone Marvel o DC o che appartenga alla fantascienza cervellotica, quella "adulta", che mi sta anche bene, per carità, ma ogni tanto piace vedere un film che sia film e basta, da godere.

Sono andato quindi al cinema a vedere questo film senza saperne quasi niente, se non quello che ho visto dai trailers. Proprio per non avere pregiudizi e godermi un bel (o brutto) film.
Alla fine, devo dire due ora di spettacolo gradevole, anche leggero, grazie ad un inaspettato tono di commedia. Non un film indimenticabile, ma comunque divertente, ben fatto, di puro intrattenimento: un film per famiglie.

E' anche un film che si svolge per lo più nello spazio, e questo è un bene perchè questo sottintende una certa spettacolarità ed una dose di avventura.
Ma, appunto, quello che caratterizza il film, anche a sorpresa, è un insistito tono comico. In cui Ryan Gosling, a suo perfetto agio, da mattatore (quasi) unico, si diverte e ci diverte, nelle sue peregrinazioni nello spazio, in un'astronave che naviga verso un altro sole in cerca di una soluzione per "guarire" il nostro sole malato ed in degenerazione accelerata. Ed i relativi flashback per spiegare il come ed il perchè. Ed alcuni stereotipi.

Un piatto misto dove si mischiano ingredienti anche già visti ( da The Martian, a Il mio Nemico - per ci se lo ricorda, film degli anni '80), ed anche un tocco di Truman Show finale.
E non a caso scopro poi, leggendo, che lo sceneggiatore, Drew Goddard, è stato lo stesso che ha curato la stesura di The Martian (ecco il lato comico che ritorna), quindi non è tanto un copiare quanto un modus di scrivere. Anche se qui la comicità è più insistita rispetto al modello di Ridley Scott con Matt Damon.

Alla fine un film godibile, simpatico, divertente. Non eccezionale, ma buono per una serata al cinema.
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