[Gruppi] The Rolling Stones (1964-1972)

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[Gruppi] The Rolling Stones (1964-1972)

Messaggioda PiccoloPrincipe » mercoledì 23 aprile 2008, 9:47

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Formazione:
Mick Jagger - voce
Keith Richards - chitarra
Brian Jones (poi Mick Taylor) - chitarra
Bill Wyman - basso
Charlie Watts - batteria


Discografia:
1964 - The Rolling Stones 7
1965 - The Rolling Stones No.2 6,5
1965 - Out of Our Heads 6,5
1966 - Aftermath 9
1967 - Between the Buttons 8
1967 - Their Satanic Majesties Request 8
1968 - Beggars Banquet 9,50
1969 - Let It Bleed 9,50
1971 - Sticky Fingers 9,50
1972 - Exile on Main Street 9,75



Premessa doverosa: la vecchia, noiosissima, querelle che vorrebbe Beatles e Rolling Stones come acerrimi nemici è una balla colossale; c’è stata solo una sana rivalità, per di più i leader delle due band hanno persino collaborato con l’altra (John e Paul in We love you degli Stones e Mick e Keith in All you need is love dei Beatles). Detto questo, è però anche abbastanza ovvio che gli Stones in un certo qual modo rappresentano l’altra metà del cielo, o se volete e preferite le tenebre, laddove i Fab Four erano il cielo: le pietre rotolanti sono la faccia più ‘sporca’ e ‘putrida’ del rock inglese, quella che ha le sue radici profonde nel blues. E , per quanto mi riguarda, tanto sono immensi i Beatles allo stesso modo gli Stones e non sono mai stato capace di stabilire chi fosse in qualche modo il mio preferito. Gli Stones potranno certamente , oggi, far storcere il naso e apparire in qualche modo ridicoli , ma c’è da riconoscere, oggettivamente, che sanno perfettamente come riscaldare il pubblico , smuovere le folle, suonare dal vivo…beh…pochi gruppi di baldi giovanotti ci riescono allo stesso modo e con lo stesso furore. Ho deciso di percorrere brevemente la loro carriera discografica nella fase che va dal 1964 al 1972, innanzitutto perchè è l’unica che conosco bene , secondo perché è in quella fase che , sostanzialmente, si concentrano i loro capolavori, quelli che ancora oggi sono cavalli di battaglia acclamati ed indimenticabili.
Il primo album , l’omonimo The Rolling Stones, è quasi certamente il miglior album inglese della prima metà degli anni 60 anche se si tratta fondamentalmente di un album di cover ma tutte rigorosamente interpretate secondo la loro ‘sensibilità’. In questa fase gli Stones sono soprattutto una macchina da singoli; tanti sono quelli indimenticabili: Tell me, Time is on my side, (I can’t get no) Satisfaction per fare solo qualche nome, fino al 1966 in cui finalmente viene pubblicato il primo album con solo brani scritti da Jagger e Richards, Aftermath, e si tratta subito di un capolavoro assoluto: Lady Jane , Mother’s Little Helper, Under my thumb, una messe di gioielli incomparabile, oltre alla lunga, deflagrante Goin’ home. Il successivo Between the Buttons , con in copertina l'altra faccia del bosco di Rubber Soul, gelido e inquietante, è disco ancora più maturo, magari senza brani che passeranno alla storia , ma perfettamente amalgamato, pieno di sorprese e suonato in maniera davvero sublime (Richards e Jones alle chitarre, in particolare, sono quanto di meglio si possa trovare in giro a quell’epoca in un ensemble rock col secondo in particolare, una vera e propria orchestra ambulante). Eccoli quindi poi , dopo una fugace scappatella nei territori lisegici più consoni ai rivali di Liverpool con quel Their Satanic Majesties Request che comunque rappresenta uno dei migliori album della psichedelia inglese con perle assolute quali She’s a rainbow e 2000 Light years from home (si tratta di un disco spesso sottovalutato, ma davvero si tratta di un piccolo Sgt. Pepper’s con punte di sperimentazione , in certi frangenti, anche maggiore), giungere all’album che li renderà gli stramaledetti che amiamo: nell’anno in cui i Beatles fasciano un doppio vinile in una copertina candida , loro si presentano con un sozzo gabinetto pieno di graffiti sui muri. Beggar’s Banquet rimarrà l’apice della poetica stonesiana con veri e propri tizzoni ardenti giunti direttamente da qualche angusto anfratto infernale che rispondono all’appello come Simpathy for the devil, Street fighting man, Stray Cat Blues, ma tutto l’album, ogni pezzo, è geniale e assolutamente imperdibile, i testi , poi, non hanno nulla di poetico ma graffiano, sbraitano, abbaiano, ringhiano e barriscono in perfetta tradizione blues (‘parachute woman land on me tonight’ , donna paracadute atterra su di me stanotte, da ‘Parachute woman’): insomma, una vera e propria bibbia per appassionati. Già non c’è più Brian Jones (la vittima sacrificale richiesta da Lucifero?) nel successivo Let it bleed tranne che in You can’t Always get what you want (ovviamente un altro capolavoro) e si tratta di un’altra sequenza di brani indimenticabili che sembrano usciti da qualche mente distorta di demonio: Gimme Shelter, Midnight rambler, Monkey man sono gli ennesimi esempi di come si debba fare blues in un contesto rock. Insuperabile. Ma al meglio non c’è fine verrebbe da dire, rivoltando l’antico adagio, perchè Sticky Fingers, quello della famosa cover progettata da Warhol con un paio di jeans dotati di una vera cerniera che si alza e si abbassa (l’altra faccia della banana che si sbuccia…), supera il predecessore fin dall’incipit indimenticabile, Brown sugar, l’ennesimo inno maledetto, passando per la sognante , meravigliosa, perfetta Wild Horses (ascoltata da me un giorno ventidue volte di seguito quando presi la mia prima cotta adolescenziale…finita ovviamente male) fino all’ennesima diabolica boccaccia , quella Sister Morphine che fa il paio con Brown sugar.
Sembra proprio che non si possa chiedere di meglio, ma così come i cieli non hanno un tetto non ha fine nemmeno la voragine infernale: Exile on Main street forse supera ogni cosa fino a quel momento registrata dagli Stones con una serie di brani in cui è difficile, se non impossibile, scegliere il migliore. Sembra che Richards successivamente lo abbia definito, in piena rivoluzione cobainiana, come il primo disco grunge della storia , forse sparandola un po’ grossa, ma se lo ascoltate bene vedrete che non era poi così lontano dalla verità: la verità è che quasi tutto quello che ascoltiamo oggi e che è venuto dopo allora proviene in larga parte o dai Beatles o dagli Stones , da variazioni sul tema dei loro irrinunciabili capolavori.
Spero adesso che qualcuno, dotato di buona volontà, raccolga l’invito di completare la scheda sugli Stones con la seconda parte, quella che va dal 1973 ai giorni nostri.

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Re: [Gruppi] The Rolling Stones (1964-1972)

Messaggioda vegeta85 » giovedì 24 aprile 2008, 13:50

la più grande rock band di SEMPRE


Discografia:
1964 - The Rolling Stones 8
1965 - Out of Our Heads 8
1966 - Aftermath 10
1967 - Between the Buttons 8
1967 - Flowers 7,5
1968 - Beggars Banquet 10
1969 - Let It Bleed 10
1971 - Sticky Fingers 10
1972 - Exile on Main Street 10

1974 - It's Only Rock 'n Roll 6,5
1978 - Some Girls 8
1981 - Tattoo You 7
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Messaggioda hollywoodlady » giovedì 24 aprile 2008, 14:52

E gli album post 81 che fine hanno fatto? :-27
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Messaggioda vegeta85 » giovedì 24 aprile 2008, 14:56

hollywoodlady ha scritto:E gli album post 81 che fine hanno fatto? :-27


figurati che quelli dei '90 nemmeno li ho sentiti
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Messaggioda giuphish » domenica 27 aprile 2008, 22:32

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1965 - Out of Our Heads Immagine
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1966 - Aftermath Immagine
1968 - Beggars Banquet Immagine
1969 - Let It Bleed Immagine
1971 - Sticky Fingers Immagine
1972 - Exile on Main Street Immagine
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1978 - Some Girls Immagine
1981 - Tattoo You Immagine

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Messaggioda Dick Laurent » giovedì 10 luglio 2008, 10:54

Uhm..ora che mi sono fatto una piccola cultura in merito inserisco i voti:

1964 - The Rolling Stones
1965 - The Rolling Stones No.2
1965 - Out of Our Heads 7/8
1966 - Aftermath 9
1967 - Between the Buttons
1967 - Their Satanic Majesties Request
1968 - Beggars Banquet 10
1969 - Let It Bleed 8
1971 - Sticky Fingers 9,25
1972 - Exile on Main Street 10

E posso anche dire, con voce in capitolo ora, che gli Stones sono ancora attualissimi e, nel loro campo, imbattibili, ma i Beatles sono proprio un altro pianeta...ma non voglio riattaccare con la solita diatriba, anche perché sono due mondi musicali quasi completamente diversi, accomunati solo dall'epoca.
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