[Gruppi] The Flaming Lips

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[Gruppi] The Flaming Lips

Messaggioda PiccoloPrincipe » giovedì 24 aprile 2008, 11:10

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Formazione principale:
Wayne Coyne - voce, chitarra, pianoforte
Michael Ivins - basso, pianoforte, cori
Steven Drozd - batteria, chitarra, basso, tastiere, sintetizzatore, cori

Discografia:
1986 - Hear It Is 7,5
1987 - Oh My Gawd!!! 8
1989 - Telepathic Surgery 8.5
1990 - In a Priest Driven Ambulance 7.5
1992 - Hit to Death in the Future Head 6.5
1993 - Transmissions from the Satellite Heart 7.5
1995 - Clouds Taste Metallic 7
1997 - Zaireeka 7
1999 - The Soft Bulletin 8
2002 - Yoshimi Battles the Pink Robots 7
2006 - At War with the Mystics 7


I Flaming Lips rappresentano , secondo me, la migliore band attualmente in circolazione e soprattutto quella che negli anni ,dalla fondazione avvenuta nella metà degli anni 80 ad oggi, ha mantenuto il livello qualitativo più alto, magari non producendo sempre e solo capolavori ma mai degli album che possano definirsi brutti: c’è sempre qualcosa di affascinante, spiazzante e sorprendente nella musica dei Flaming Lips. Per la musica dei primi tre album mi è apparsa calzante come un guanto la definizione ‘psichedelia da sottoscala’ (prendendola a prestito da un critico musicale), che prende forma dalla lezione dei Pink Floyd di Syd Barrett ma con la sensibilità (tipica più di un elefante direi…) tutta made in USA di chi ha alle spalle la tradizione acidissima delle band targate Nuggets (uno spettacolare cofanetto quadruplo che raccoglie il meglio del garage-acid-psychedelic rock statunitense degli anni 60): si tratta però non di un sottoscala qualsiasi, come tanti ce ne sono nel mondo, ma di uno dell’Oklahoma e forse ricordate bene, da esperti cinefili quali siete, cosa succede nelle pellicole americane quando viene nominato in qualche modo lo stato dell’Oklahoma: le facce dei protagonisti si fanno quasi orride, colme quasi di compatimento per chi ha detto di aver vissuto lì, anche solo di provenirci, persino per chi ha detto di esserci nato e nulla più. Non so se e quale razza di postaccio sia l’Oklahoma e mi interessa poco, non so se in qualche modo quelle radici abbiano influenzato la musica dei Flaming Lips diversamente da altri gruppi provenienti da qualche bambagia della costa orientale o occidentale, ma gli album Here it is , Oh My Gawd!!! e Telepathic surgery (nonché l’EP d’esordio) sono assolutamente devastanti, a ph acidissimo. La delicatissima materia psichedelica, che in passato ha prodotto più bufale che altro, è trattata in modo niente affatto serioso (come accadde un po’ ai Pink Floyd) ma con piglio spesso clownesco, da buffoni di corte: la chitarra è tagliente e abrasiva, la voce spesso sgraziata, il basso pulsante, la batteria trascinante. I brani capolavoro ovviamente si sprecano: Jesus shooting eroin, Everything’s exploding, One Million Billionth Of A Millisecond, la lunghissima Hell's Angel's Cracker Factory, folle e degna del primo Frank Zappa. Fuoriclasse. Le citazioni sono innumerevoli e tutte di prim’ordine (Stooges, Animals, Kinks, Fugs, Barrett…) e amalgamate in maniera perfetta tanto da dar vita a un sound unico e riconoscibile fra milioni. Il quarto album, In a priest driven ambulance, vede nella line-up del gruppo anche il chitarrista Jonathan Donahue (che andrà poi a fondare i Mercury Rev, altra band geniale, i cui dischi sono sempre in cima alle classifiche dei migliori dell’anno per le riviste specializzate) e un sound più ‘contenuto’ , ordinato, con la ‘follia lucida’ dei primi tre dischi adesso centellinata e utilizzata in modo più parco: God walks among us e Shine on sweet Jesus sono i due capolavori, due vere e proprie bolgie di dannati. Il gruppo viene notato dalla Warner Bros. e ciò finisce per farli entrare, finalmente o purtroppo, nel circuito major; chi si aspetta che il sottoscala venga alla luce , ma trasfigurando in una fogna a cielo aperto che comunque non conceda nulla al mainstream , rimane deluso: Hit To Death In The Future Head è una delusione per i vecchi fans , ma finisce col portarne dei nuovi, quelli più assuefatti alla psichedelia controllata, misurata e calibrata. Per fortuna giunge però il successivo, Transmissions From The Satellite Heart, che pur annoverando il vero e proprio primo singolo come Dio comanda dei nostri, quella She don’t use jelly che è assolutamente favolosa, contiene una quantità enorme di perle sporche e pazze, pacchia e toccasana per i vecchi fans , tra cui ricordo in particolare il brano Vegetables. In questa fase, cosa assolutamente inconsueta e incoerente per un gruppo underground, i Flaming Lips partecipano, come guest star suonando un brano in un locale notturno, nella terribile (per me) serie televisiva ‘Beverly Hills 90210’, ma sembra quasi di assistere non tanto ad una concessione alla commercialità quanto ad una linguaccia nei confronti di quel ‘popolo’ di ragazzini ricchi, superficiali e viziati che assistono increduli al loro spettacolo (come sempre magmatico e rovente come pochi). A proposito delle esibizioni live, i Flaming Lips, coerentemente alla tradizione dei grandi gruppi psichedelici, non lesinano effetti speciali, trovate surreali, esperimenti assurdi: oltre a pupazzi e proiezioni video il meglio giunge quando il leader, Wayne Coyne, dentro una bolla di plastica a grandezza d’uomo, attraversa il pubblico. L’album Clouds taste metallic è nuovamente spiazzante: sembra un passo falso clamoroso, quasi delicato e barocco com’è , ma col senno di poi è da considerare semplicemente come un disco di transizione in cui sono in nuce idee geniali che verranno meglio espresse negli album successivi: più che in Zaireeka, che è solo l’esperimento assurdo di un cofanetto di 4 CD che hanno un senso solo se suonati contemporaneamente su quattro lettori diversi (girano però su qualche ‘mulattiera’ le versioni mixate di questi brani che alla fine risultano tutti bellissimi), il nuovo capolavoro, la nuova era dei Flaming Lips inizia però compiutamente con The Soft Bulletin che può superficialmente, come fatto da molti, definirsi un album di pop orchestrale, ma sempre nella grande tradizione del vate Zappa e perché no dei Beach Boys di Pet Sounds. Attenzione: gli arrangiamenti di Wayne Coyne e soci sono di prim’ordine e l’album è sicuramente tra i migliori in assoluto di fine millennio, consigliatissimo e da ascoltare assolutamente (per me anche da avere e custodire gelosamente). Il coraggio di un gruppo si vede dalla sua capacità di mettersi continuamente in discussione , non producendo all’infinito copie conformi e inevitabilmente via via sempre più sbiadite del disco acclamato (soprattutto dalla critica) , ma facendo sempre qualcosa di assolutamente diverso, mai fatto prima e a suo modo irripetibile: Yoshimi Battles The Pink Robots sembra quasi un assurdo videogioco musicato (entra in campo senza mezzi termini l’elettronica), una sorta di concept sci-fi, o come disse Coyne , evitando inutili giri di parole: ‘un incrocio tra 2001 Odissea nello spazio ed il Mago di Oz’. L’ultimo album , finora pubblicato, At war with the Mystics, è ancora diverso, con echi progressivi, spruzzate persino di certo jazz rock canterburiano , ma soprattutto rimandi al soul e al funk (si veda soprattutto il canto di Coyne). I Flaming Lips sono una band , a mio parere, di importanza capitale nel rock degli ultimi vent’anni , ma tristemente poco considerata , sottovalutata e spesso non considerata per quello che è: una band capace di trasformarsi continuamente nel corso degli anni adattando il proprio stile ai mutamenti ovvii di quando si passa dall’età poco più adolescenziale a quella matura, ma non snaturando mai la propria vena compositiva sempre di altissimo livello , mai banale , sempre superiore alla media.

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Re: [Gruppi] The Flaming Lips

Messaggioda vegeta85 » giovedì 24 aprile 2008, 13:43

favolosi


Discografia:

1989 - Telepathic Surgery 6,5
1990 - In a Priest Driven Ambulance 8,5
1992 - Hit to Death in the Future Head 7
1993 - Transmissions from the Satellite Heart 8
1995 - Clouds Taste Metallic 8,5
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2002 - Yoshimi Battles the Pink Robots 8
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Messaggioda giuphish » domenica 27 aprile 2008, 22:19

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