L'io della mente (1981) di Douglas R. Hofstadter e Daniel C. Dennett

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L'io della mente (1981) di Douglas R. Hofstadter e Daniel C. Dennett

Messaggioda Invisible » mercoledì 31 dicembre 2008, 17:25

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Douglas R. Hofstadter, Daniel C. Dennett, The Mind's I. Fantasies and Reflections on Self and Soul, Basic Books, New York, 1981 (tr. it. di Giuseppe Longo, L'io della mente. Fantasie e riflessioni sul sé e sull'anima, "Gli Adelphi", Milano, Adelphi Edizioni, 1993).

Vedi la luna sorgere a oriente. Vedi la luna sorgere a occidente. Guardi due lune muoversi incontro nel cielo gelido e nero; presto una passerà dietro l'altra ed entrambe continueranno il loro cammino. Sei su Marte, a milioni di chilometri da casa; fragili membrane di tecnologia terrestre ti proteggono dal micidiale freddo senza ghiaccio del rosso deserto marziano. Ti proteggono, ma tu non puoi andartene, perché la tua astronave ha subìto un'avaria irreparabile. Non tornerai mai più sulla Terra, non rivedrai mai più gli amici, la famiglia, i luoghi che hai lasciato.
Forse però una speranza c'è: nella sezione di trasmissione del veicolo immobilizzato trovi un televettore Teleclone Modello IV con le istruzioni per l'uso. Se accendi il televettore, ne sintonizzi il raggio sul ricevitore Teleclone che è sulla Terra ed entri nella cabina di trasmissione, esso, rapido e indolore, smonterà il tuo corpo, lo copierà molecola per molecola e trasmetterà la copia sulla Terra; qui il ricevitore, con i suoi serbatoi ben forniti degli atomi necessari, quasi all'istante, in base alle istruzioni trasmesse, genererà... te! Tornerai sulla Terra alla velocità della luce e riabbraccerai i tuoi cari, che fra poco ascolteranno rapiti il racconto delle tue avventure su Marte.
Un'ultima ispezione all'astronave danneggiata ti convince che il Teleclone è la tua unica speranza. Non hai nulla da perdere: metti a punto il trasmettitore, azioni gli interruttori giusti ed entri nella cabina: 5, 4, 3, 2, 1, VIA! Apri il portello che ti sta davanti e dalla cabina del ricevitore Teleclone esci nell'atmosfera assolata e familiare della Terra. Sei di nuovo a casa, non rechi traccia della lunga discesa teleclonica da Marte. Hai evitato per un pelo una fine terribile sul pianeta rosso e bisogna celebrare lo scampato pericolo. Via via che amici e parenti si raccolgono intorno a te, ti accorgi di quanto tutti sono cambiati dall'ultima volta che li hai visti. In fin dei conti, sono passati quasi tre anni, e siete tutti invecchiati. Guarda tua figlia Sara, che adesso deve avere otto anni e mezzo. Ti sorprendi a pensare: "E' possibile che questa sia la bimbetta che facevo saltare sulle mie ginocchia?". Ma certo che è lei, rifletti, anche se devi ammettere che più che riconoscerla tu estrapoli dal ricordo e ne deduci la sua identità. E' molto più alta, molto più adulta e sa molte più cose. Anzi, la maggior parte delle cellule che sono ora nel suo corpo non c'erano l'ultima volta che l'hai guardata. Ma nonostante la crescita e il cambiamento, nonostante il ricambio delle cellule, si tratta della stessa personcina che salutasti con un bacio tre anni fa.
Poi un pensiero ti colpisce: "E io sono davvero la stessa persona che tre anni fa salutò con un bacio questa bambina? Sono la mamma di questa ragazzina di otto anni, oppure sono in realtà un essere umano nuovo di zecca, vecchio di poche ore soltanto, nonostante i miei ricordi - o ricordi apparenti - di un passato di giorni e di anni? Che la madre di questa bambina sia morta poco fa su Marte, smontata e distrutta nella cabina di un Teleclone Modello IV?
"Che io sia morta su Marte? No, io non sono certo morta su Marte, visto che sono viva qui sulla Terra. Però forse qualcuno è morto su Marte: la mamma di Sara. Allora io non sono la mamma di Sara. Eppure devo esserlo! se sono entrata nel Teleclone è stato appunto per far ritorno alla mia famiglia! Ma continuo a dimenticare; forse io non sono mai entrata in quel Teleclone su Marte. Forse era qualcun altro, sempre che sia successo davvero. Che cos'è, quella macchina infernale? Un televettore, cioè un mezzo di trasporto, oppure, come suggerisce il nome Teleclone, una specie di gemellatore assassino? La mamma di Sara è sopravvissuta o no all'esperienza col Teleclone? Lei pensava di sopravvivere: quando è entrata nella cabina era una donna piena di ansiosa speranza, non una suicida rassegnata. Il suo è stato, è vero, un gesto altruistico, fatto per dare a Sara una persona amata che la proteggesse, ma anche egoistico, per tirarsi fuori da un brutto impiccio e tornare in un luogo piacevole. Almeno, così sembrava. Come faccio io a sapere che sembrava così? Perché ero ; io ero la mamma di Sara e pensavo quelle cose; io sono la mamma di Sara. O almeno, così sembra".
Nei giorni che seguono il tuo umore alterna fasi di esaltazione e fasi di depressione, ai momenti di sollievo e di gioia fanno seguito momenti di dubbi tormentosi in cui cerchi nella tua anima. In cui cerchi la tua anima. Forse, pensi, non è giusto assecondare la gioiosa convinzione di Sara che sua madre sia tornata a casa. Ti senti un po' come un impostore e ti chiedi che cosa penserà Sara quando un giorno scoprirà che cosa è veramente accaduto su Marte. Ti ricordi quando scoprì la verità su Babbo Natale, quanta confusione, e come ci rimase male! Come aveva potuto la sua mamma ingannarla per tutti quegli anni?
[...]


E' il libro che più di ogni altro ha segnato le mie giovanili passioni di studioso di filosofia della mente. Ancora oggi, a distanza di quasi un ventennio dalla prima volta che lo lessi, lo sfoglio volentieri con rinnovato interesse. Perciò, ho deciso di condividere con voi questo piacevole diletto, consigliandone l'acquisto a coloro che ancora non lo conoscessero, obbligatorio per chi ama la letteratura di scienza e fantascienza insieme. Infatti, più che un vero e proprio saggio, il libro consiste in una raccolta di racconti scritti da scienziati, filosofi, e scrittori di science fiction del calibro di John R. Searle, Daniel C. Dennett, Jorge Luis Borges, Stanislaw Lem, ecc. Ma vi basta scorrere gli immaginifici titoli dell'indice per essere assolutamente attratti. ;)

Vi ho citato le prime due pagine dell'introduzione dell'opera, giusto per darvi un'idea.
Invece, qui trovate una bella scheda, con l'indice completo ed anche numerosi passi citati. Così potete gustarvi un ricco antipasto del contenuto.

Io, in un paragrafo della mia tesi di laurea, mi divertii a commentare e proseguire due racconti collegati, precisamente "Dove sono?" di Dennett e "Dov'ero?" di Hawley Sanford, per discutere delle tecnologie di realtà virtuale :cattedra .

Bellissimo libro da regalare e da regalarvi in questi giorni di feste, sperando che non sia andato fuori catalogo.
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Messaggioda giuphish » mercoledì 31 dicembre 2008, 18:04

Non lo conoscevo: segnato!

:-9
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Messaggioda Dr. Chandra » mercoledì 31 dicembre 2008, 21:04

non è fuori catalogo, io l'ho comprato poco più di un anno fa e anzi non sapevo che fosse così vecchio (20 anni, davvero?)
bellissimi i dialoghi di Smullyan, di cui ho comprato poi The Tao is silent, disponibile purtroppo solo in inglese (ma si legge benissimo)
sempre spinto da questa antologia, e anche dal fatto che mi ruotava in mente da tempo per la sua notorietà, ho comprato anche Godel Escher Bach, dello stesso Hofstadter, che invece consiglio solo agli appassionati di scienza hardcore, visto che qui andiamo sul mattonazzo pesante :)
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Messaggioda Invisible » mercoledì 31 dicembre 2008, 22:51

Dr. Chandra ha scritto:bellissimi i dialoghi di Smullyan


Vero. I miei preferiti, comunque, sono quelli di Stanislaw Lem, che all'epoca non conoscevo e che, poi, seppi essere l'autore di Solaris e tanti altri romanzi geniali.

sempre spinto da questa antologia, e anche dal fatto che mi ruotava in mente da tempo per la sua notorietà, ho comprato anche Godel Escher Bach, dello stesso Hofstadter, che invece consiglio solo agli appassionati di scienza hardcore, visto che qui andiamo sul mattonazzo pesante :)


Sì, è roba per strenui fautori della Logica. ;)
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